giovedì 17 dicembre 2009

Il 19 dicembre la manifestazione No Ponte


Sabato 19 dicembre, a Villa San Giovanni, la manifestazione nazionale per fermare i cantieri del Ponte di Messina

http://www.retenoponte.it/19dicembre2009/

mercoledì 16 dicembre 2009

Appello del Partito Comunista dei Lavoratori

Il Partito Comunista dei Lavoratori, in questo momento in cui Berlusconi e "il suo governo aggredisce le opposizioni e annuncia leggi speciali", ritiene "necessaria e urgente una reazione". Sul sito del PCL si legge: "L’intera sinistra italiana deve assumere, unita, una propria iniziativa di mobilitazione, svincolandosi dalla soggezione al PD o alla IDV. Proponiamo a tutte le sinistre, politiche e sindacali, un incontro urgente per discutere su come fronteggiare l’emergenza".

domenica 6 dicembre 2009

martedì 1 dicembre 2009

La Federazione della sinistra, non una sommatoria ma una moltiplicazione

Appello (dal sito di Rifondazione Comunista):

E' il tempo di aprire nuove strade a sinistra e di imboccare decisamente la strada dell'unità, abbandonando senza indugio quella che per venti anni è stata densa di rotture, scissioni, diaspore, ritiri. Il progetto per la Federazione della Sinistra non si affida a nessun «nuovismo», ma vuole rinnovarsi innanzitutto nelle pratiche politiche. Si fonda sulla partecipazione e sul principio «una testa un voto», punta a ritrovare la corrispondenza tra parola ed azione.
Rifondazione Comunista - insieme ad altre forze e partiti - promuove un progetto ambizioso, sì, ma possibile, anzi necessario: una federazione tra partiti diversi e soggetti sociali per costruire un polo politico per l'alternativa di società; un polo politico capace di lottare fin da subito per un presente più giusto, per realizzare un futuro migliore.
Questo progetto, per vivere, vuole svilupparsi oltre i soggetti promotori e attraverso la partecipazione vivificante dei soggetti sociali che stanno pagando con durezza mai vista prima i costi della crisi; perché sono proprio le lavoratrici e i lavoratori, le generazioni di precari – dai «tempi determinati» ai forzati delle partite Iva individuali - a non avere una rappresentanza politica credibile, un riferimento, perché si è rotto il nesso tra sociale e politico.
Perciò facciamo appello alle lavoratrici e lavoratori, associazioni, partiti, reti, gruppi e collettivi; a tutti coloro che hanno a cuore la democrazia e la difesa della Costituzione; a tutti quelli che ritengono che l'acqua, l'aria, l'ambiente siano beni comuni non riducibili a merce; a tutti coloro che pensano «che così non si può andare avanti». Vi invitiamo a diventare protagonisti di questo progetto, a costruire uno spazio pubblico concorrendo, con noi, alla ricomposizione sociale e politica, facendo della partecipazione di ognuno e di ognuna il «mattone» necessario per la costruzione del progetto stesso. Un'iniziativa politica, insomma, capace di «mettere in comune» saperi ed esperienze, vero antidoto alla frammentazione e allo sgretolamento. Per questa via il cambiamento diventa non solo un'aspirazione, ma una necessità vitale.
Il 5 dicembre «si parte» per la Federazione della sinistra. Un processo che si invererà nel territorio, nell'incontro con tanti e tante individui e collettivi. Con questa ambizione lanciamo un appello alla partecipazione fin dalla prima assemblea nazionale, ma anche nelle iniziative sui territori.
Il 5 dicembre può essere davvero una data importante, una di quelle da segnare sul calendario: alle 10 si parte per la Federazione della Sinistra, alle 14 parte, convocata dal movimento, il «No Berlusconi day». Può essere il primo giorno di un futuro migliore!

ROMA, 5 DICEMBRE 2009 - ORE 9.30 - Teatro Brancaccio - via Merulana 244

martedì 17 novembre 2009

Rifondazione: in piazza contro la privatizzazione dell'acqua

Comunicato Stampa di Rifondazione Comunista:
Ferrero: "Saremo in piazza contro la privatizzazione dell'acqua"

Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se.

"Il governo Berlusconi, sordo come era facile prevedere alle migliaia di proteste dei cittadini e della società civile arrivate in queste settimane contro il ddl Ronchi, che di fatto privatizza le acque pubbliche italiane, ha posto la questione di fiducia al Senato, blindando il decreto. Come Rifondazione comunista abbiamo aderito con convinzione all'appello lanciato dal Forum italliano dei movimenti per l'acqua che ha chiesto al Parlamento italiano di ritirare il decreto legge 135, decreto con il quale si privatizza l'acqua in tutt'Italia.

La difesa dell'acqua come bene comune è stata una delle battaglie caratterizzanti la storia di Rifondazione comunista. La scelta del Senato di privatizzare l'acqua oltre ad essere sbagliata e pericolosa in quanto fa diventare un bene essenziale e comune a tutti i cittadini un privilegio e profitto per pochi, è anche in controtendenza verso scelte che altri Paesi che precedentemente avevano optato per la strada della privatizzazione dell'acqua, che oggi sono tornati sui propri passi e che stanno ripubblicizzando i servizi idrici.

Rifondazione comunista è stata e sarà presente in tutte le mobilitazioni in difesa dell'acqua pubblica e chiederà a tutti i propri eletti negli enti locali di impegnarsi a sostenere la difesa dell'acqua come bene comune e bene pubblico. Il Prc, infine, s'impegna a far diventare il tema dell'acqua pubblica uno dei temi forti della manifestazione del prossimo 5 dicembre, il No Berlusconi Day".

Per approfondimenti: http://www.acquabenecomune.org/

mercoledì 11 novembre 2009

Bande paramilitari contro i lavoratori

Da "Il Manifesto" dell'11 novembre 2009

Prove tecniche di fascismo. Non tanto ideologico quanto padronale. Ma anche gli squadristi non sono più quelli di una volta, e quindi un padrone – in questo caso Samuele Landi, ex amministratore delegato di Eutelia – è costretto ad affittarli da una delle tante agenzie private che gestiscono la «sicurezza».
Ieri mattina, alle 5 e un quarto, una quindicina di bodyguard in assetto «teste di cuoio» (divisa nera, passamontagna, piedi di porco e maxitorce bi-uso in mano) sono penetrati all’interno dello stabilimento romano, sulla via Tiburtina. All’interno dormivano una ventina di lavoratori che presidiano da giorni – qui come in tutta Italia – gli impianti del gruppo. Un’irruzione pianificata in modo militare >>> leggi tutto

martedì 10 novembre 2009

"Nuvole": venti anni dopo

In questi giorni il mondo celebra il ventennale della caduta del muro di Berlino. La rivista Nuvole ha deciso di occuparsene, non tanto per celebrare quanto per aprire degli interrogativi. Stabilire se gli sviluppi di questi vent’anni abbiano comportato più effetti positivi o negativi non è cosa facile.

L’Europa dell’est ha abbandonato il socialismo reale e la grande opportunità che questo evento offriva per costruire un mondo migliore non è stata colta.

http://www.nuvole.it/

martedì 3 novembre 2009

Il Manifesto: Una sinistra, un non partito

Dal sito de Il Manifesto, un articolo di Paolo Cacciari

Basta un messaggio anonimo lanciato sulla rete per far scattare una mobilitazione generale antiberlusconi. Lo scorso tre ottobre Roma è stata invasa da un «nuovo soggetto politico» (i migranti) autogestito. Piccole iniziative, come quelle lanciate dal settimanale Carta per un «clandestino day», rimbalzano in centinaia di piazze. Grandi iniziative, come le primarie del Pd, conquistano milioni di persone, oltre gli stessi aderenti a quel partito. Per non parlare della resistenza dei metalmeccanici che dentro le fabbriche è tutt’altro che residuale. Potrei aggiungere le conferenze in giro per l’Italia di (relativamente) nuove personalità del mondo della cultura e del giornalismo che diventano attrazioni di massa (penso a Travaglio, o a Latouche, o a Francuccio Gesualdi). Penso alla mobilitazione che sta crescendo in vista di Coopenaghen.
Penso, insomma, che appena sotto la crosta del sistema ufficiale di rappresentazione della società, vi sia un fervore di ricerche di forme dello stare assieme che fuoriescono dalle relazioni sociali che impone il mercato. Chi, guardando sondaggi demoscopici, afferma che ormai si sarebbe compiuta una mutazione antropologica tale per cui non ci sarebbe più nulla da fare (il capitalismo sarebbe riuscito a plasmare gli individui alla dimensione unica di produttori/consumatori, a tal punto da averli indotti ad una schiavitù consensuale), fa un errore di registro logico: il parametro di riferimento non possono più essere le elezioni. Queste infatti, sono un gioco truccato, uno specchio che deforma la realtà, non sono la sacra rappresentazione del volere popolare, come ci insegnavano i modelli ideali liberaldemocratici. Le elezioni, in questo sistema politico-economico, hanno cambiato segno: da indice di concretizzazione della democrazia (se mai lo sono state per davvero) sono divenute il più pesante e volgare sistema di manipolazione della «pubblica opinione». E non si tratta solo di proporzionalismo saltato, né del costo astronomico di un voto (e di un rappresentante eletto) nel mercato della politica, dominato dagli strumenti di comunicazione di massa e dell’inevitabile, conseguente leaderismo nella spettacolarizzazione del potere. In realtà tutti questi sono trucchi grossolani e infantili per prolungare artificialmente la vita a un sistema politico-istituzionale la cui missione non è di formare una volontà popolare sovrana, ma di assecondare e trasmettere ordini di lobby, élite, cosmocrati che rappresentano una casta che consiste nell’1% del 20% della popolazione globale ma detiene la totalità della ricchezza globale privata accumulata.
La gente lo sa e ne prende atto: dalle elezioni è inutile pensare che possa uscire di più di quel che possono dare nell’immediato. Per cui è possibile votare indifferentemente e contemporaneamente per il meno peggio, astenersi, testimoniare un’alterità, premiare il partito che meglio tutela il mio territorio o il mio lavoro, dare fiducia al candidato più simpatico o a quello che credo di conoscere meglio… Ciò non significa che le ragioni del conflitto sociale (sale della democrazia) siano espunte. Né che siano andati perduti le volontà di cambiamento e i desideri di giustizia sociale, inclusione, partecipazione.
Se vogliamo rigenerare un soggetto politico che abbia nell’equità e nella sostenibilità ambientale (come scrive sul manifesto Alberto Asor Rosa) i suoi capisaldi e che voglia anche riattraversare le istituzioni, «laicamente», allora esso dovrà essere prima di tutto «non elettorale», o meglio non esclusivamente né prevalentemente elettorale. Cioè, non un apparato parastatale, ma un «non-partito», nel senso (vedi Flores d’Arcais, sempre sul manifesto di mercoledì) di capace di non vivere di se stesso nel sistema chiuso, autoreferenziale della partitocrazia. Decisive, quindi, sono le forme dalla politica che si praticano, le modalità d’essere che predeterminano gli stessi risultati.
Tempo fa Paul Ginsburg (il manifesto del 3 luglio) diceva che c’erano due possibilità per la ricostruzione di una sinistra politica: una richiede «un lungo lavoro territoriale, scrivere decaloghi di interventi programmatici e di comportamento individuale. Bisogna capire che un nuovo soggetto politico, radicalmente diverso dal passato, ha necessità di tempo per crescere e radicarsi prima di dare frutti (…) accompagnare il lavoro sociale con una costante attenzione all’elaborazione teorica». L’altra scelta è «diametralmente opposta e si basa sull’ammissione che l’attuale sinistra italiana è semplicemente incapace di inventarsi qualcosa di nuovo».
Gruppi e associazioni sparpagliate per il paese, cantieri sociali e officine delle idee nati dentro le pratiche di confitto e portatori di forme di democrazia partecipata, stanno lavorando da tempo per tentare di mettersi in relazione, intrecciare le esperienze, coordinare le proprie agende politiche, sperimentare forme di reciproco ascolto e aiuto. Penso alle molte esperienze di reti e connessioni, di campagne comuni e di mutuo soccorso, di reti territoriali e di vertenze sindacali. È possibile ripartire da qui? «Dalla parte dei senza parte», come ricorda Pezzella, cioè dagli interessi degli «irrapresentabili» nel teatrino della politica istituzionalizzata. Da sotto, dal basso e «da sinistra», se per sinistra intendiamo una forte affezione a un quadro di valori etici e sensibilità sociali. Ritrovare ragioni di stare assieme senza disciplina alcuna che non sia il metodo del consenso. Senza voler produrre identità escludenti. Senza voler imporre alcuna gerarchia predeterminata tra le soggettività, le culture politiche, le idealità e le teorie che muovono individui e movimenti.
A Firenze il 21 e il 22 novembre, si ritroverà un buon numero di associazioni, circoli, gruppi che nel loro piccolo praticano iniziative unitarie di resistenza, di solidarietà civile, di autogestione e che hanno voglia di conoscersi. Per il momento è nata una rete@sinistra. A loro il compito di esplorare un cammino nuovo, anche e principalmente nei modi e nelle forme del fare politica.

mercoledì 28 ottobre 2009

Appello di Ferrero e Di Pietro per Manifestazione unitaria contro le politiche del governo

La crisi economica sta determinando una sofferenza sociale sempre maggiore. L’aumento della precarietà, la perdita di posti di lavoro, salari e pensioni con cui si fatica ad arrivare a fine mese sono il panorama comune a tutto il Paese. Il Governo invece di intervenire per risolvere questa situazione la aggrava con tagli alla spesa sociale e all’istruzione, con la compressione di salari e pensioni di cui l’attacco al contratto nazionale di lavoro è solo l’ultimo atto. Inoltre, questo Esecutivo si adopera a fomentare la guerra tra i poveri con provvedimenti razzisti e xenofobi sull’immigrazione.

Come se non bastasse, il Governo ha varato provvedimenti come lo scudo fiscale che legalizzano l’evasione fiscale e il malaffare, ha stanziato una quantità enorme di denaro per le banche, per l’acquisto di cacciabombardieri e per grandi opere inutili come il ponte sullo stretto di Messina.

Il Governo contribuisce, quindi, ad aggravare la crisi, difende i poteri forti e parallelamente si adopera per demolire la democrazia italiana portando a compimento la realizzazione del piano della P2 di Licio Gelli. Le proposte di manomissione della Carta Costituzionale si accompagnano ad una quotidiana azione di scardinamento della Costituzione materiale, al tentativo di mettere il bavaglio alla libera informazione, di limitare l’autonomia della Magistratura, di snaturare il ruolo del sindacato e di ridurre al silenzio i lavoratori.

Per contrastare quest’operazione che è allo stesso tempo antidemocratica, fascistoide e socialmente iniqua, riteniamo necessario costruire una risposta politica generale, forte e unitaria. Siamo impegnati a costruire un’opposizione di massa per ripristinare la democrazia nel paese e nei luoghi di lavoro e che obblighi il Governo a cambiare la politica economica e sociale. Ecco perché chiediamo le dimissioni di Berlusconi anche alla luce della sua manifesta indegnità morale a ricoprire l’incarico di Presidente del Consiglio.

E proponiamo a tutte le forze di opposizione di convocare per il prossimo 5 dicembre una manifestazione unitaria contro la politica del Governo e per le chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio.

[Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero - comunicato di Martedì 27 ottobre 2009]

venerdì 16 ottobre 2009

17 ottobre 2009. Manifestazione Nazionale Antirazzista

Il 7 ottobre del 1989 centinaia di migliaia di persone scendevano in piazza a Roma per la prima grande manifestazione contro il razzismo. Il 24 agosto dello stesso anno a Villa Literno, in provincia di Caserta, era stato ucciso un rifugiato sudafricano, Jerry Essan Masslo.
20 anni di distanza, il razzismo non è stato sconfitto, continua a provocare vittime e viene alimentato dalle politiche del governo Berlusconi. Il pacchetto sicurezza approvato dalla maggioranza di centro destra risponde ad un intento persecutorio, introducendo il reato di “immigrazione clandestina” e un complesso di norme che peggiorano le condizioni di vita dei migranti, ne ledono la dignità umana e i diritti fondamentali.
Questa drammatica situazione sta pericolosamente incoraggiando e legittimando nella società la paura e la violenza nei confronti di ogni diversità.Intanto, nel canale di Sicilia, ormai diventato un vero e proprio cimitero marino, continuano a morire centinaia di esseri umani che cercano di raggiungere le nostre coste.
E’ il momento di reagire e costruire insieme una grande risposta di lotta e solidarietà per difendere i diritti di tutte e tutti rifiutando ogni forma di discriminazione e per fermare il dilagare del razzismo.
Pertanto facciamo appello a tutte le associazioni laiche e religiose, alle organizzazioni sindacali, sociali e politiche, a tutti i movimenti a ogni persona a scendere in piazza il 17 ottobre per dare vita ad una grande manifestazione popolare in grado di dare voce e visibilità ai migranti e all’Italia che non accetta il razzismo sulla base di queste parole d’ordine׃
• No al razzismo• Regolarizzazione generalizzata per tutti• Abrogazione del pacchetto sicurezza• Accoglienza e diritti per tutti• No ai respingimenti e agli accordi bilaterali che li prevedono• Rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro• Diritto di asilo per rifugiati e profughi• Chiusura definitiva dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE)• No alla contrapposizione fra italiani e stranieri nell’accesso ai diritti• Diritto al lavoro, alla salute, alla casa e all’istruzione per tutte e tutti• Mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro• Contro ogni forma di discriminazione nei confronti delle persone gay, lesbiche, transgender.• A fianco di tutti i lavoratori e le lavoratrici in lotta per la difesa del posto di lavoro

martedì 28 luglio 2009

Un Parlamento extraparlamentare

La proposta di Marco Ferrando (Partito comunista dei lavoratori)
Dalla rubrica Rosso di Sera de "Il Manifesto" on line

La domanda di unità a sinistra che si esprime in milioni di lavoratori merita un rispetto profondo.Proprio per questo non può essere «usata» dai gruppi dirigenti delle sinistre come leva di una propria autoassoluzione.Dopo quindici anni un ciclo si è chiuso: quel patrimonio di ragioni sociali, che si era raccolto negli anni ’90 attorno al Prc, è stato prima colpito dai governi di centro-sinistra e poi privato di ogni rappresentanza istituzionale in sede nazionale ed europea. La «unità delle sinistre» non è affatto mancata quando Giordano, Diliberto, Salvi, Ferrero votavano uniti come un sol uomo missioni di guerra, regalie alle banche, precarizzazione del lavoro. È mancata quando gli stessi gruppi dirigenti dovevano contendersi, gli uni contro gli altri, il controllo dei rispettivi partiti e la propria sopravvivenza istituzionale. Non è mancata l’unità quando si trattava di colpire la propria base sociale, è mancata quando si trattava di difendere i propri ruoli. Chiedo: possono oggi candidarsi a ricostruire la sinistra quei gruppi dirigenti che l’hanno distrutta? Tutte le vecchie o nuove formule che oggi vengono avanzate nel nome dell’ «unità» («federazioni», «costituenti», ecc.), hanno un punto comune singolare: la permanenza al posto di comando di tutti i responsabili della disfatta. Di più: ogni formula sembra confezionata su misura attorno alla sopravvivenza di ruolo di chi la propugna. In una guerra di tutti contro tutti. Senza alcun bilanciodelle proprie responsabilità e senza alcuna svolta di prospettiva. Il Pcl non è interessato a queste ingegnerie burocratiche: perché non vi sarà via di uscita dalla crisi storica della sinistra senza una svolta radicale di posizioni, programmi, gruppi dirigenti; senza una radicale rottura con il governismo, nazionale e locale; senza il recupero di un programma rivoluzionario che assuma come unico vincolo l’interesse generale dei lavoratori, e non quello della propria autoconservazione di ceto. Per questo il nostro partito assume il cambio di direzione della sinistra italiana come prospettiva della propria costruzione indipendente. Significa forse che non ci interessa l’«unità»? Al contrario. Siamo noi a sfidare all’unità di lotta tuttele sinistre politiche e sindacali. Perché non lavorare insieme ad una proposta di unificazione e radicalizzazione della lotta sociale, a partire dalle aziende in crisi? Perché non batterci insieme in una campagna per la nazionalizzazione, sotto controllo operaio, delle banche e delle aziende che licenziano? Perché non promuovere insieme sul territorio, a partire dal Nord, strutture unitarie di vigilanza operaia e popolare contro il dilagante rondismo xenofobo e la criminalità quotidiana del capitale? Abbiamo avanzato queste e altre proposte unitarie ben prima dell’ultima campagna elettorale, con ripetuti appelli. Ma invano. Forse che l’unità d’azione nella lotta di classe è meno importante del proprio risiko organizzativo?Inoltre rilanciamo con forza la nostra proposta di un «Parlamento dei lavoratori e delle sinistre». Se tutte le sinistre sono estromesse da ogni parlamento, perché non costituire una pubblica tribuna di libero confronto e di unità d’azione? Un «Parlamento delle sinistre», come noi l’intendiamo, salvaguarderebbe la piena autonomia di ogni sua componente; si baserebbe su una libera rappresentanza elettiva, rigorosamente proporzionale, dei diversi soggetti della sinistra, e sul coinvolgimento attivo del loro popolo; favorirebbe la promozione del fronte unico nel movimento reale e anche per questo dovrebbe aprirsi alla partecipazione di tutte le rappresentanze di movimento.Questa proposta ha una caratteristica molto semplice: non tutela alcuna rendita di posizione. Le altre sinistre sono disponibili a mettersi in gioco in un confronto vero, rispettando la democrazia del proprio popolo?
Altri contributi sulle prospettive della sinistra italiana su http://www.ilmanifesto.it/archivi/dibattito-sinistra/

martedì 21 luglio 2009

Nasce la Federazione della sinistra di alternativa

Dal sito dei Comunisti Italiani:

Un simbolo immutabile: la falce e il martello. Ma un nome e una forma politica nuovi: “Federazione della sinistra di alternativa”. Rifondazione Comunista, Comunisti italiani, Socialismo 2000 e associazione della società civile giocano la carta dell'unità. Il percorso si è sviluppato negli ultimi mesi. Prima la Lista unitaria alle Europee, poi l'appello “Per un nuovo inizio” lanciato su internet, infine, sabato 18 luglio, un'assemblea nel centro congressi Frentani di Roma, che avvia il processo costituente. A fine ottobre, primi di novembre, l'appuntamento che sancirà la nascita della Federazione.
“La sfida è riuscire a costruire un nuovo modo di stare insieme, per evitare che le poche cose che non condividiamo ci obblighino a rompere, come è stato in passato”, ha detto il segretario del Prc, Paolo Ferrero ad una platea gremita di militanti, dopo un dibattito durato circa sette ore.
Il progetto vede coinvolto anche Cesare Salvi: “Socialismo 2000 - ha detto Salvi - partecipa con convinzione a un progetto federativo in cui sono rispettate le diverse identità, anche di associazioni e società civile”.

mercoledì 8 luglio 2009

Manifestazione contro gli inceneritori nella Valle del Sacco


Comunicato dalla Rete per la Tutela della Valle del Sacco:

Nella Valle del Sacco, tra le provincie di Roma e Frosinone, a distanza di poco più di 10 km l'uno dall'altro, ci sono due inceneritori di rifiuti: a Colleferro vengono bruciati rifiuti urbani nell'impianto del Consorzio Gaia, ad Anagni pneumatici nell'impianto della Marangoni Spa, che ha intenzione di bruciare anche il car-fluff, consistente di detriti non metallici di autoveicoli rottamati.

La presenza di così tanti impianti a combustione nel Lazio (non dimentichiamo, infatti, quelli previsti a Malagrotta e ad Albano), attualmente e sempre di più in futuro, deriva dal vantaggio economico, per i titolari degli inceneritori, di usufruire di cospicui finanziamenti prelevati dalla bolletta dell'energia elettrica dei cittadini, il famoso contributo CIP6.
Caratteristica solo italiana, il CIP6 rappresenta l'unica ragione economica a legittimare gli antieconomici inceneritori.
Così i cittadini pagano di tasca propria la condanna a convivere con impianti che provocano gravi patologie e un serissimo inquinamento dell'ambiente, in un territorio che già per decenni ha subito il dissesto idrico, atmosferico e geologico. Ad essere colpiti sono tanto i cittadini residenti a ridosso degli impianti quanto quelli che ne vivono lontani, perché le emissioni atmosferiche, in particolare di nanoparticelle, agiscono su di un raggio di decine di km.

E' per questo che i cittadini della Valle si uniscono alle vertenze ambientaliste del resto del Lazio in una manifestazione di protesta contro qualsiasi impianto di incenerimento, che è una forma nociva, antieconomica, inefficace di smaltimento dei rifiuti a fronte di un beneficio occupazionale insignificante.

L'appuntamento per la manifestazione è per SABATO 11 LUGLIO alle ore 9.30 ad ANAGNI in località Osteria della Fontana (Piazza San Giuseppe).

Programma:
9.30 - ritrovo in piazza San Giuseppe e presentazione delle Associazione promotrici della manifestazione
10.00 - marcia ecologica fino allo stabilimento Marangoni e ritorno al presidio in piazza San Giuseppe
12.15 - assemblea pubblica dei cittadini
13.30 - pranzo sociale
Nel pomeriggio fino a sera musica e ristoro equo-solidale
Resterà aperto per tutta la giornata lo spazio informativo presso il presidio, nel quale si potrà conoscere e firmare la legge popolare per il contropiano regionale dei rifiuti, che ripudia l'incenerimento offrendo soluzioni alternative, promossa dall'associazione Non Bruciamoci il Futuro (http://www.nonbruciamocilfuturo.org/).

Sono invitati tutti i cittadini, allevatori ed agricoltori, medici, sindacati, amministratori e organi di informazione.


Per informazioni:
http://www.retuvasa.org/
retuvasa@gmail.com

martedì 16 giugno 2009

Ciao Ivan

O cara moglie
Ivan della Mea, 1966

O cara moglie, stasera ti prego,
dì a mio figlio che vada a dormire,
perchè le cose che io ho da dire
non sono cose che deve sentir.

Proprio stamane là sul lavoro,
con il sorriso del caposezione,
mi è arrivata la liquidazion,
m'han licenziato senza pietà.

E la ragione è perchè ho scioperato
per la difesa dei nostri diritti,
per la difesa del mio sindacato,
del mio lavoro, della libertà .

Quando la lotta è di tutti per tutti
il tuo padrone, vedrai, cederà ;
se invece vince è perchè i crumiri
gli dan la forza che lui non ha.

Questo si è visto davanti ai cancelli:
noi si chiamava i compagni alla lotta,
ecco: il padrone fa un cenno, una mossa,
e un dopo l'altro cominciano a entrar.

O cara moglie, dovevi vederli
venir avanti curvati e piegati;
e noi gridare: crumiri, venduti!
e loro dritti senza piegar.

Quei poveretti facevano pena
ma dietro loro, la sul portone,
rideva allegro il porco padrone:
l'ho maledetto senza pietà .

O cara moglie, prima ho sbagliato,
dì a mio figlio che venga a sentire,
chè ha da capire che cosa vuol dire
lottare per la libertà
chè ha da capire che cosa vuol dire
lottare per la libertà.


> Cantatela ai vostri figli, cantatela ai vostri padri
Accordi

domenica 14 giugno 2009

Bertinotti: Insieme in un nuovo partito

Un partito nuovo, unitario e plurale, della sinistra, di tutta la sinistra. Un partito capace di rappresentare il mondo del lavoro e le “grandi mete” (eguaglianza e libertà, laicità, nonviolenza) che danno senso alla sinistra. Una forza da ricostruire processualmente entro un tempo politico “medio” – tre anni – entro, cioè, le prossime elezioni politiche. Questa a me pare la sola prospettiva percorribile, dopo il (disastroso) risultato del 6-7 giugno, che ha sancito la fine, o la sconfitta storica, dei partiti eredi del ‘900.Conosco le obiezioni. Come si fa a mettere in moto un processo costituente efficace, che non sia velleitario o non si riduca alla somma delle debolezze attuali? Come si fa a superare quello spirito “scissionista” (e\o identitario) che sembra gravare su di noi come una maledizione? Quale demiurgo, individuale o collettivo potrebbe mai incaricarsi di far scattare il big bang al momento giusto? Conosco queste obiezioni e so che, se si guarda allo “stato delle cose” presenti, sono tutte fondate. Ma la risposta forte e dura viene, prima di tutto, dai fatti: tutti gli spazi finora percorsi si sono esauriti.
Continuare sulla strada (sulle strade) fin qui seguite non ha più nulla di "realistico", diventa anzi la più folle delle utopie. Se non ci si vuole rassegnare ad un'Italia (ad un'Europa) senza sinistra (o con sinistre ridotte ad una condizione permanente di marginalità e ininfluenza), bisogna dunque tentare una radicale inversione di rotta. E assumere con forze e determinazione l'obiettivo di una Grande Sinistra. Con chi? Con tutti coloro che ci stanno, dai comunisti ai radicali, dal Pd agli alternativi - dai soggetti politici ai movimenti, dai gruppi più o meno organizzati alle persone singole. Noi di sinistra siamo tutti sconfitti, dobbiamo tutti metterci, davvero, in discussione. Come? Non possiamo pensare a una somma dell'esistente, o a processi puramente fusionistici: questa è un'altra utopia, per di più banalizzata. Se è vero che esiste una sinistra all'interno di tutte le forze che compongono il panorama dell'opposizione, se è vero che questa soggettività è oggi "imprigionata" in involucri diversamente inadeguati, bisogna intanto promuovere la liberazione di queste forze - la loro disponibilità a un nuovo progetto.Penso, insomma, a un processo di scomposizione e ricomposizione generale, nel quale nessuno confluisca in qualcosa che già c'è, ma tutti concorrano, possano effettivamente concorrere, alla rifondazione di qualcosa che non c'è ancora.Naturalmente, perché questo possa avvenire, non basta la disponibilità e nemmeno la buona volontà: bisogna prendere atto che, davvero, una storia è finita, si è conclusa. Da questo punto di vista, l'analisi proposta ieri da Giuliano Ferrara sul Foglio ha una fondatezza: la risposta che la sinistra radicale ha tentato di incarnare per qualche decennio, rispetto alla crisi dei partiti storici del movimento operaio, è fallita. Ma non è altrettanto fondata la conclusione che egli ne trae: confluire tutti nel Partito Democratico, se si vuole continuare ad esercitare un ruolo. Tutti nel Pd, per dare piena compiutezza all'americanizzazione della politica. Questa idea non funziona perché non tiene conto di un fatto fondamentale: anche il progetto del Partito Democratico è fallito. Anche, se non soprattutto, un progetto che è nato da un'istanza analoga - sia pure politicamente e strategicamente diversa - a quella che ha mosso la sinistra radicale: offrire una risposta riformista al declino della sinistra storica. Non è un giudizio personale, è il giudizio impietoso che hanno dato gli elettori: un anno fa, bocciando il partito a "vocazione maggioritaria", quello che doveva battere Berlusconi e sfondare al centro; pochi giorni fa, con l'ulteriore secco ridimensionamento alle europee e la débacle alle amministrative.Quattro milioni di voti perduti in dodici mesi, la perdita massiccia di comuni e province, la penetrazione leghista nelle regioni rosse, con il quaranta per cento degli operai (secondo un'inchiesta di Mario Agostinelli pubblicata ieri su Terra) che hanno votato per il partito di Bossi: mi pare un bilancio grave e, soprattutto, mi pare che, purtroppo, la tendenza che si delinea sia ancora più grave.Prima di ogni altra considerazione, il Pd ha fallito nel suo compito di base: contrastare davvero, fermare, arginare, l'avanzata della destra, la sua egemonia "valoriale", la sua conquista di un consenso largamente popolare.Dunque, come diceva Giorgio Amendola quando nel 1964 propose un partito unico della sinistra, i fallimenti sono due: ieri, quello del Pci e quello della socialdemocrazia, ogA partire da questa necessaria presa d'atto, si può ricominciare a pensare al futuro - e far tesoro anche di altre lezioni del passato.Penso, ancora a Luigi Longo, che nel '45, propose l'unità organica di comunisti e socialisti o, in una stagione un po' più recente, all'unità sindacale organica realizzata negli anni '70 dai consigli di fabbrica: idee e pratiche che sono state sconfitte o non hanno avuto corso, certo, ma che hanno rappresentato qualcosa che andava oltre la potenzialità.Penso all'Epinay di Francois Mitterrand: non è oggi un'esperienza riproponibile, ma ha pur consentito ai socialisti francesi un lungo ciclo politico. Penso, insomma, ad un cimento difficile, difficilissimo, ma non impossibile. Un percorso al termine del quale può nascere un Partito fondato su un obiettivo e una discriminante chiare: la rappresentanza del mondo del lavoro. Dentro un partito di tale natura, che abbia archiviato l'impianto interclassista e la subalternità ai potentati economici, quella che fu la sinistra radicale potrebbe continuare a svolgere il suo ruolo "naturale": l'anticapitalismo. Si può fare? Abbiamo forse un po' più di trenta mesi, per provarci. Per scuotere gli alberi che compongono la sempre più ridotta foresta della sinistra. A chi ci rivolgiamo? Come disse Vladimir Illich Lenin: A tutti! A tutti!

(Fausto Bertinotti da http://altronline.it/ )

sabato 13 giugno 2009

Il popolo chiede unità

Riportiamo alcune valutazioni di Italo Palumbo (di “Unire la Sinistra”) pubblicate sul sito di Sinistra e Libertà

Il centro sinistra ha il dovere di riprendere il discorso della Sua unità. Troppe le lacerazioni che si sono prodotte in questi anni, ritenendo che tutto fosse riconducibile a un bipolarismo, un po’ determinato dagli elettori, un po’ incentivato da riforme elettorali che, di fatto, hanno messo nell’angolo tutto ciò che poteva, in qualche modo, dare fastidio ai manovratori (PDL –PD). Le elezioni Europee hanno, di fatto, sconfitto questa filosofia. La PDL ha subito una flessione ed è sicuramente al di sotto delle previsioni che alla vigilia erano state annunciate. Il PD subisce una sconfitta consistente che non le consente più di ragionare in termini di partito unico del centro sinistra.
La sinistra si rimette in cammino e le sue diverse articolazioni la collocano oltre il 7% di consensi. Si apre una nuova stagione e il PD deve, con un bagno di umiltà, riprendere a riannodare le fila di tutto il Centro-Sinistra, senza spocchiosità, perdendo l’atteggiamento di chi crede in una sua superiorità, non solo numerica ma anche culturale, rispetto al resto del Centro-Sinistra. I dati elettorali dicono con franchezza che il centro destra, pur avendo avuto un risultato importante, è al di sotto del 50%. L’opposizione al governo Berlusconi va oltre il 50% e può, non solo di competere, ma anche vincere nel futuro, purché si realizzino almeno due condizioni: La prima è il ritorno tra la gente, uscendo fuori dai palazzi del governo, riannodando quel rapporto fiduciario da qualche tempo interrotto con i cittadini, proponendo con forza i temi propri: lavoro, Sanità, diritti, giustizia, saperi, ricerca, diversi e distanti dalla politica delle destre, ridando fiato alla politica verso i ceti più deboli della nostra società, riprendendo un forte dialogo con le rappresentanze dei lavoratori. La seconda questione è mostrarsi ed essere uniti nel centro sinistra, interrompendo anche visivamente il consociativismo culturale che si annida in molti ambienti del Centro-Sinistra, soprattutto istituzionale (amministratori locali, rappresentanze parlamentari). Il PCI e la DC erano alternativi e tali apparivano agli occhi degli elettori. Il danno che si sta producendo con una specie di “concertazione istituzionale” soprattutto negli enti locali, che nasconde una gestione condivisa del potere, è sotto gli occhi di tutti. Il popolo del Centro-Sinistra deve sapere da quale parte si sta e quali interessi si intendono sostenere e difendere. Di Pietro è stato in grado di offrire questa sua diversità, anche con forzature e con un programma, soprattutto in materia economica, non condivisibile.
Il centro sinistra è diviso e la Sinistra continua a essere frammentata. Dobbiamo rimetterci in cammino su contenuti forti, chiari, determinati. Dobbiamo costruire la sinistra su politiche sociali forti, e dobbiamo costruire un’alleanza con un’area moderata che pratichi, anche al suo interno, una politica non conflittuale, come è avvenuto in più occasioni tra le diverse componenti del PD, che hanno dato un’immagine confusa della linea politica assunta. Il progetto politico che bisogna costruire deve avere alla base le condizioni di vita degli italiani, svincolata dai grandi interessi economici e finanziari del Paese. Saranno in grado il PD e la Sinistra di dare una svolta alla politica economica del Paese? Saranno in grado le amministrazioni locali di Centro-Sinistra e gli amministratori oggi collocati all’opposizione, di aprire una nuova sfida sul terreno delle idee? Io credo che dobbiamo tentare di compiere una svolta. Dobbiamo rimetterci in campo, senza farci chiudere in un angolo e senza vivere una condizione minoritaria.
Sinistra e Libertà, nella quale mi riconosco, ha avuto poco tempo per far conoscere la sua proposta politica al Paese. E’ stata tra l’altro oscurata dai “media”, ed è stata ancora troppo divisa in ragione delle sue componenti interne e quindi ancora poco incisiva. Bisogna riconoscere, nel contempo, che è stata percepita dagli elettori, come una novità positiva nel panorama politico italiano e in alcune aree, come il mezzogiorno, ha superato il 5% di consenso. Questa esperienza non può essere abbandonata. Deve essere valorizzata e arricchita e deve sfociare in un nuovo partito della sinistra. Dobbiamo chiedere a tutti quelli che si ritengono di sinistra, che provengono dalle diverse culture: comunista, socialista, ambientalista, di chiudere una fase di conflittualità durata a lungo, chiudere definitivamente con una diaspora che ha prodotti danni enormi non solo alla politica ma anche al Paese. Il Popolo di Sinistra, ci chiede questo: Unità. Oggi la fase costituita dal cartello elettorale, si chiude e va aperta la fase del nuovo partito della sinistra che appare ormai urgente e irrinunciabile.

http://www.sinistraeliberta.it/sinistra-e-liberta-il-popolo-chiede-unita/

mercoledì 10 giugno 2009

Prime considerazioni sui risultati elettorali

Il mancato superamento della soglia elettorale del 4% da parte di almeno una delle due liste di sinistra e la consegunete esclusione dal Parlamento Europeo determinano senza senza dubbio una condizione frustrante, ma valutando i risultati delle elezioni del 6-7 giugno si può affermare che una sinistra, come corpo elettorale, esiste e presenta dei tratti di consistenza inaspettati.
L'affermazione della Lista Comunista in alcune province del Centro e del Sud (6,47 a Livorno, 8,13 a Reggio Calabria), la forza di Sinistra e Libertà in Puglia (6,93), nel Sud in generale (8,37 nella provincia di Crotone) e nel voto degli italiani all'estero (7,32), il raddoppio dell'elettorato rispetto alle politiche del 2008, il riconoscimento del PD - che ora ricomincia a guardare alla sua sinistra con un certo interesse - sono il segnale di una ripresa che deve essere agita positivamente. Certamente la mancata unità continua a determinare un'esclusione delle istituzioni che non giova all'attivazione di un processo di rivitalizzazione dello schieramento (e quindi la possibilità di incidere sulla politica nazionale ed europea), ma sul processo unitario andrebbero fatte alcune considerazioni critiche che riguardano la realistica realizzazione di una piattaforma programmatica condivisa, l'indirizzo ideale del progetto, la resa in termini di consenso.
Ciò che emerge difatti dalle dichiarazioni del dopo voto sono visioni e aspettative diverse da parte delle due sinistre: una esplicitamente anticapitalista, d'opposizione e che non vorrebbe rinunciare al simbolo della falce e martello; un'altra di respiro più liberale, aperta all'adesione di fasce elettorali eterogenee e più governista (tesa alla ricostruzione di una possibile alleanza col PD e, pare, con l'UDC). Già si prevede un defilarsi dei socialisti dal progetto di SeL, forse per tornare alla Rosa nel Pugno coi Radicali, e poi è risaputo che, tra gli elettori dello schieramento di Vendola, molti non vedrebbero bene un'apertura ai compagni di Rifondazione e ancor meno ai Comunisti Italiani. In questo senso i due progetti dovrebbero, per ora, cercare di restare autonomi ed essere consolidati; nello stesso tempo bisognerebbe pensare ad un coordinamento che veda tutte le forze di sinistra (e inclusivo dei movimenti) inividuare delle battaglie comuni in cui cimentarsi e contemporaneamente provare a determinare un processo federativo in una prospettiva elettorale. Quello che manca a sinistra è una aperto e trasparente dibattito sui temi, tra schieramenti diversi, e ciò restituisce un'immagine di eccessiva frammentazione. La costituzione di un tavolo permanente di confronto tra queste forze, per il rilancio di una politica alternativa, appare oggi auspicabile, anzi necessario.

Analisi cartografica del voto a sinistra

Siul sito demos.it è disponibile una sezione cartografica dedicata alle consultazioni del 6-7 giugno 2009. Una rassegna di mappe, dal titolo L’Italia a colori 2009. Analisi cartografica del voto europeo, ricostruisce la geografia elettorale emersa dal voto europeo e ne individua i mutamenti rispetto ai precedenti appuntamenti elettorali.
Riportiamo le carte relative ai risultati della Lista Comunista e Anticapitalista e di Sinistra e Libertà.




Per approfondimenti http://www.demos.it/a00301.php

martedì 9 giugno 2009

I risultati delle Elezioni Europee 2009

Nella tabella i risultati definitivi delle Elezioni Europee del 6-7 giugno 2009.

giovedì 28 maggio 2009

Le TV oscurano la lista comunista e anticapitalista. Mobilitazione

Il Comunicato di Claudio Grassi, Segreteria nazionale Prc-SE area organizzazione.

La lista comunista e anticapitalista è stata totalmente oscurata dal duopolio RAI-Mediaset. Non lo diciamo noi, ma l`AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni). La Rai dal 9 maggio al 16 maggio ha dedicato tempo informativo (sia di notizie relative, che direttamente al diritto di parola) rispettivamente per Rifondazione comunista 2 minuti e 9 secondi, mentre per il Partito dei comunisti italiani 2 minuti e 11 secondi. Questi sono gli incredibili risultati pur avendo la Rai testate giornalistiche come il Tg1, Tg2, Tg3 e RaiNews24.
Non è andata certo meglio sulle reti Mediaset del Presidente Berlusconi: sempre per lo stesso periodo preso in esame il totale di informazione riservata alla lista comunista e anticapitalista è di 17 secondi! Le cose non migliorano nel periodo successivo in esame: dal 17 al 23 maggio, 2 minuti e 11 secondi per la Rai e 1 minuto e 13 secondi per Mediaset.
Non stupisce che un`impresa privata - proprietà di un monopolista della comunicazione oltretutto Presidente del Consiglio (situazione che non ha eguali in nessun paese al mondo) - non dia spazio a chi rappresenta una vera alternativa al liberismo e al piattume della politica e che chiama la crisi economica che stanno pagando i lavoratori con il suo vero nome: la crisi di un modello di sviluppo fondato sul mercato, sulla finanziarizzazione e sulla svalorizzazione del lavoro umano.Stupisce (ma ormai non troppo) che un servizio che dovrebbe essere pubblico fornito dalla RAI - per cui tutti paghiamo il canone - che dovrebbe garantire il diritto all`accesso alla comunicazione di tutti i soggetti politici, neghi la sua missione di informazione corretta, plurale e democratica. Forse è più facile discutere di Noemi Letizia piuttosto che confrontarsi con delle nostre proposte concrete e realistiche per uscire da questa crisi e non far pagare (anche con la vita) sempre e solo ai lavoratori e alle lavoratrici i prezzi di un modo di produrre e consumare pazzesco e distruttivo.
Per questo proprio sotto la RAI a Roma ci siamo dati appuntamento domani Giovedì 28 maggio dalle 10 alle 15 in Viale Mazzini 14. Prc, Pdci, Socialismo 2000, ma invitamo tutte e tutti i cittadini che credono che una comunicazione corretta e pluralista sia la spina dorsale delle moderne democrazie. Così come invitiamo tutti i soggetti che si vedono negare ogni giorno il loro diritto a comunicare. Chiediamo che chiunque abbia a cuore la vita democratica di questo paese partecipi ai presìdi democratici che stiamo organizzando sotto le sedi regionali della Rai sempre per domani Giovedì 28 maggio dalle 10 alle 14. Invitiamo ai presìdi anche i lavoratori e le lavoratrici dei media perchè più democrazia nella comunicazione significa anche più garanzie per le loro libertà di lavorare e informare correttamente e senza censure.
Noi della lista comunista e anticapitalista utilizziamo tutti i media per comunicare -comprese le opportunità offerte dalle nuove tecnologie digitali - ma non possiamo permettere che sui media fondamentali come la televisione ci sia una censura che falsifichi il confronto politico e inganni i cittadini. Una censura verso chi in Europa andrà anche per garantire il diritto a comunicare di tutti e tutte.

mercoledì 27 maggio 2009

Nasce www.unaltraeuropa.it


La lista comunista Pdci-Prc, inaugura un sito web dedicato alle elezioni europee (http://www.unaltraeuropa.eu/), da cui prende avvio la campagna elettorale del cartello anticapitalista (Paolo Ferrero sarà ospite, oggi dalle 16, di Pdci-TV (http://www.pdcitv.it/), la web tv dei comunisti italiani). «Con mezzi minimi - afferma Jacopo Venier, responsabile comunicazione del PdCI - stiamo riuscendo a rompere dal basso la censura che ci cancella dai grandi media».


Novara, manifestazione contro gli F-35

Riceviamo e inoltriamo dai gruppi "Sempre contro la guerra", "Disarmiamoli", "Retuvasa"

MARTEDÌ 02 GIUGNO 2009 A NOVARA MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO GLI F-35

L'iter parlamentare per l'approvazione dell'insediamento, a Cameri (NO), della fabbrica della morte per l'assemblaggio degli F-35 è ormai definito. A partire dal 2010 inizierà la costruzione del capannone da cui usciranno delle macchine che verranno consegnate a diversi stati che li utilizzeranno per bombardare ed uccidere. Tale impresa industriale-militare viene condotta, con ampio dispendio di denaro pubblico, dalla multinazionale statunitense Lockheed Martin in associazione all'italiana Alenia Aeronautica (del gruppo Finmeccanica) e coinvolgerà una serie numerosa di fabbriche di armi e di morte collocate qua e là sul nostro territorio. Insomma, il riarmo come via d'uscita dalla crisi economica, come con la Grande Crisi degli anni '30 e con la Grande Depressione di fine '800. Peccato che in entrambi i casi questa strada abbia condotto a guerre mondiali. Di certo, l'impiego dei nuovi bombardieri nelle missioni "di pace" produrrà distruzione, morte e sofferenza. Di sicuro gli F-35 sono i perfetti strumenti operativi di una sorta di gendarmeria mondiale in via di perfezionamento: una volta costruiti non faranno certo la ruggine in qualche hangar italiano o olandese, bensì saranno presto adoperati per uccidere e distruggere in svariate guerre, sia attuali sia future. Gli F-35 ci costeranno un sacco di soldi: circa 600 milioni di euro per costruire e attivare la fabbrica di Cameri, circa 13 miliardi di euro (a rate, fino al 2026) per l'acquisto dei 131 aerei che l'Italia vuole possedere.
Del resto è stato già speso o impegnato quasi un miliardo di euro. E ciò risulta ancor più impressionante se si considera la grave crisi economica in corso. Nessuno può ignorare che, con una spesa di questa entità, si potrebbero senza alcun dubbio creare ben più dei miseri 600 posti di lavoro promessi all'interno dello stabilimento di Cameri. Si potrebbe altresì intervenire in vario modo per migliorare le condizioni di vita di tutti: per esempio ampliando e migliorando la qualità della spesa sociale, tutelando davvero territori e città (basti pensare agli effetti del terremoto abruzzese), investendo in fonti energetiche rinnovabili e ridistribuendo reddito. E poi vogliono costruire gli F-35 proprio ai confini del parco naturale del Ticino, che dovrebbe quindi sopportare l'impatto dei collaudi di centinaia e centinaia di aerei rumorosissimi e certamente inquinanti, con le relative gravi conseguenze per la salute e la qualità della vita degli abitanti della zona, mentre si potrebbe riconvertire il sito militare ad uso civile. In definitiva, siamo contro gli F-35 perché ci ostiniamo a pensare che sia possibile vivere in un altro modo: senza aggredire gli altri popoli, senza militarizzare il territorio ed i rapporti sociali, operando perché cessi davvero la terribile guerra permanente che l'occidente dei ricchi conduce contro i poveri del nord e del sud del mondo.

Tutti a Novara, quindi, il 02 giugno 2009 alle ore 15.00, davanti alla stazione ferroviaria in piazza Garibaldi. Da lì partiremo per percorrere le strade della città e per gridare forte la nostra opposizione all'ennesima impresa di morte. Contro la militarizzazione dei territori, contro le fabbriche della morte, contro tutte le guerre, per la riconversione dei siti militari ad uso civile, per un diverso modello economico.

martedì 28 aprile 2009

Europee: presentate dai comunisti le liste per il parlamento europeo

Da Aprileonline:

Europee: Ferrero, Diliberto e Salvi hanno presentato le liste per il parlamento europeo. Tra i leader si candida solo il segretario Pdci. Particolarmente significativa la presenza complessiva delle donne, circa il 42 per cento, così come quella degli indipendenti, pari al 50 per cento dei candidati. Notevole la presenza di operai e cassaintegrati delle più significative realtà industriali in lotta: Ciro Argentino, della Thyssen Krupp, Antonello Mulas della Fiat Mirafiori, Cinzia Colaprico della Zanussi, Nicoletta Bracci, bracciante agricola, Ciccio Brigati, dell'Ilva di Taranto, Domenico Loffredo della Fiat di Pomigliano, Andrea Cavola della Sdl Alitalia

Salvi si mostra ottimista: "I primi segnali che ci vengono dalla campagna elettorale sono positivi" e il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, sottolinea: "Il nostro non è un cartello elettorale, un'ammucchiata ma un progetto politico che vale per l'Europa, dove saremo i soli della sinistra italiana a ritrovarci in un unico gruppo parlamentare, e vale per l'Italia, dove abbiamo già dato vita a un coordinamento tra le diverse forze. Unico, poi, anche l'obiettivo: uscire dalla crisi da sinistra".

per leggere l'intero articolo di Monica Maro, clicca qui

mercoledì 1 aprile 2009

Petizione contro la costruzione dell’aeroporto di Frosinone


Le Associazioni ambientaliste della Rete per la Tutela della Valle del Sacco dicono:
“Sì allo sviluppo ecocompatibile, no all’aeroporto di Frosinone- Ferentino”
Vogliamo un futuro degno di questo nome per la Valle del Sacco. Uno sviluppo ecocompatibile, capace di coniugare crescita dell’occupazione, tutela dell’ambiente e della salute. Questo significa promuovere anche da noi, come in diverse Regioni italiane, gli eco-distretti industriali, in cui aziende e attori della comunità locale collaborano per migliorare le performance economiche e ambientali del territorio. Significa promuovere le infrastrutture vere, come il trasporto ferroviario sulla linea Roma-Cassino oggi ridotto a standard vergognosi.
Significa promuovere il turismo verso i nostri luoghi d’arte, non un deserto con pista aeroportuale.
Significa promuovere l’agricoltura nelle zone integre e riconvertire le zone compromesse.
Significa tutelare la salute dei residenti. Non significa spostare Ciampino con il suo tremendo carico di inquinanti nella Valle del Sacco, che per la sua conformazione moltiplica l’inquinamento ambientale e acustico; tantomeno ora che scopriamo di avere centinaia di contaminati da b-HCH, per non parlare degli indici dei tumori e di numerose patologie.
Non significa compiere una grande speculazione nella zona tra Frosinone e Ferentino.
Non significa aumentare il livello delle polveri killer. La provincia di Frosinone è già tra le città italiane con il più alto livello di PM 10, i cui valori aumenterebbero in maniera esponenziale con la presenza dello scalo aeroportuale. Nessun aeroporto è compatibile ambientalmente ed economicamente con la Valle del Sacco. Lo sviluppo del settore elicotteristico, già presente nell’area, potrebbe invece rappresentare una possibilità economica e occupazionale concreta senza compromettere la tutela dell’ambiente e della salute.
Firma per dire sì allo sviluppo ecocompatibile e no alla speculazione dell’aeroporto di Frosinone
http://www.firmiamo.it/noallaeroportodifrosinoneferentino

domenica 29 marzo 2009

Pietro Ingrao: «Voterò la lista comunista»

Pietro Ingrao ha dichiarato all'Unità : «Non condivido numerose delle posizioni di Ferrero. Tuttavia ritengo che nell'attuale lotta politica sia essenziale la presenza a sinistra di un soggetto politico organizzato. Faccio qualche esempio: in Sinistra e Libertà ci sono tanti compagni che stimo e che mi hanno dato speranza. Penso però che quello che hanno da dire persone come Bertinotti, Vendola, Mussi e la Bandoli è meglio che lo dicano e facciano vivere operando dentro la struttura di un partito, di un soggetto politico "formato"».(dall'intervista a Pietro Spataro sull'Unità del 28 marzo 2009)Per leggere l'intero articolo http://archivio.unita.it/v2/gol/viewer.asp?pag=23&G=28&M=03&A=2009&foliazione=47&startpag=0&sezione=naz

sabato 28 marzo 2009

Presentata la lista unitaria dei comunisti


Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se:


"Oggi abbiamo presentato il simbolo e dato vita a una lista di sinistra, anticapitalista che unisce quattro forze politiche (Prc, Pdci, Socialismo 2000, Consumatori uniti) in una comune proposta politica per l'Europa.Lo abbiamo fatto e continuereremo a farlo anche attraverso il contributo e le candidature di molti esponenti della sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del movimento femministra e ambientalista, del movimento lgbtq e pacifista. Questa lista, che lavora per un'uscita dalla crisi fondata sulla democrazia economia, sulla giustizia sociale e sulla solidarietà, rappresenterà un importante raggruppamento anticapitalista, comunista, socialista di sinistra, ambientalista in Italia e in Europa, e si ritrova intorno ai valori e ai simboli storici del movimento operaio italiano.
Chi vota la nostra lista saprà da subito dove andranno a sedere i nostri eletti e rappresentanti: nel gruppo del Gue/Ngl e nella Sinistra Europea, e cioè all'opposizione delle politiche liberiste di Maastricht e di Lisbona che hanno prodotto l'attuale devastante crisi economica europea e mondiale, politiche che vengono da molti anni votate e sostenute da tutti gli altri gruppi politici eletti in Europa, dai popolari ai socialisti passando per i liberali. Una vera "grande coalizione" liberista e antipopolare che vede e vedrà unite tutte quelle forze politiche che oggi fanno finta di contrapporsi in Italia, dalla Pdl di Fini e Berlusconi al Pd di Franceschini, passando per Di Pietro e Casini.
Chi vota la nostra lista invece vuole uscire da sinistra dalla crisi in Italia come in Europa da sinistra, tenendo assieme diritti sociali e diritti civili, chiedendo il pieno rispetto delle libertà dell'individuo nel campo sessuale come in quello etico insieme a un forte intervento pubblico in economia e alla nazionalizzazione delle banche, lottando per un'Europa libera, giusta e socialmente avanzata, ma anche per un'Europa neutrale e pacifista in politica estera, non asservita alle politiche della Nato, per una politica di pace e di democrazia.
Il nostro dunque non è un cartello elettorale ma una proposta politica precisa: riteniamo che si possa uscire dalla crisi, in Italia e in Europa, promuovendo più libertà e più eguaglianza, contro le politiche di un governo di destra che invece punta al totale e sfrenato liberismo e deregulation in economia ma che promuove politiche anti-liberali e totalitarie nel campo dei diritti civili.
A tal fine le quattro forze politiche che hanno dato vita a questa lista hanno deciso di riunirsi in un coordinamento che proseguirà anche dopo le elezioni".

martedì 3 febbraio 2009

Assemblea popolare per difendere i valori della Costituzione e della Resistenza

ANPI - Comitato Provinciale e Regionale - Roma e Lazio

La presentazione di una legge (1360) in Parlamento che parifica mediante la decorazione del Tricolore i combattenti per la Libertà e i fascisti asserviti ai nazisti; la improprietà del linguaggio della politica del centro destra e la sua confusione strumentale e falsificante della storia del ‘900 e della Guerra di Liberazione inducono le associazioni della Resistenza, i partiti che derivano dal CLN, sindacati dei lavoratori, l’ARCI, associazioni e movimenti della società civile a denunciare con sdegno la provocazione antistorica e offensiva nei confronti del popolo italiano.

Un’assemblea popolare indetta per il giorno Sabato 7 febbraio 2009 alle ore 10:00 nel Teatro Italia, via Bari 18 - Roma , riaffermerà i valori della Costituzione nata dalla Resistenza e rinnoverà il ricordo delle vittime dovute al nazifascismo.

anpi.roma@comune.roma.it

martedì 13 gennaio 2009

Manifestazione a Bologna: Luce su Gaza



ricevo e pubblico:


FACCIAMO LUCE SUL BUIO DI GAZA
Venerdì 16 gennaio 2009, h. 18.30
Piazza Nettuno







Ieri mi ha telefonato Alì, il nostro amico palestinese.
Con la voce tremante mi ha raccontato che non si capacitava al fatto di essere qui e non poter fare nulla per tutte le persone che a Gaza stanno morendo sotto le bombe. E del fatto che i media italiani dipingono questo massacro come una operazione tecnica, contro i terroristi di Hamas, etc..

"A me Hamas non è mai piaciuta - mi ha detto-. Ma gli israeliani, massacrando centinaia e centinaia di donne e bambini e anziani la stanno solo rafforzando. E gli italiani che cosa capiscono da questa favola militare che gli viene raccontata?"

Mi è venuto in mente Bargouti e le sue parole: "Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro. Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?"

Così abbiamo deciso di sentirci "cittadini di Gaza" e di lanciare questa iniziativa. Da liberi cittadini.

Vi allego il testo e vi prego di diffondere, passare parola, stampare il volantino e affiggerlo. E di partecipare e far partecipare, con un lume acceso, per illuminare di pace le strade di Bologna.

L'appuntamento è per Venerdi alle 18.30 sotto il Nettuno. Poi, con i lumini, ci sposteremo verso altre piazze...