Dal sito de Il Manifesto, un articolo di Paolo Cacciari
Basta un messaggio anonimo lanciato sulla rete per far scattare una mobilitazione generale antiberlusconi. Lo scorso tre ottobre Roma è stata invasa da un «nuovo soggetto politico» (i migranti) autogestito. Piccole iniziative, come quelle lanciate dal settimanale Carta per un «clandestino day», rimbalzano in centinaia di piazze. Grandi iniziative, come le primarie del Pd, conquistano milioni di persone, oltre gli stessi aderenti a quel partito. Per non parlare della resistenza dei metalmeccanici che dentro le fabbriche è tutt’altro che residuale. Potrei aggiungere le conferenze in giro per l’Italia di (relativamente) nuove personalità del mondo della cultura e del giornalismo che diventano attrazioni di massa (penso a Travaglio, o a Latouche, o a Francuccio Gesualdi). Penso alla mobilitazione che sta crescendo in vista di Coopenaghen.
Penso, insomma, che appena sotto la crosta del sistema ufficiale di rappresentazione della società, vi sia un fervore di ricerche di forme dello stare assieme che fuoriescono dalle relazioni sociali che impone il mercato. Chi, guardando sondaggi demoscopici, afferma che ormai si sarebbe compiuta una mutazione antropologica tale per cui non ci sarebbe più nulla da fare (il capitalismo sarebbe riuscito a plasmare gli individui alla dimensione unica di produttori/consumatori, a tal punto da averli indotti ad una schiavitù consensuale), fa un errore di registro logico: il parametro di riferimento non possono più essere le elezioni. Queste infatti, sono un gioco truccato, uno specchio che deforma la realtà, non sono la sacra rappresentazione del volere popolare, come ci insegnavano i modelli ideali liberaldemocratici. Le elezioni, in questo sistema politico-economico, hanno cambiato segno: da indice di concretizzazione della democrazia (se mai lo sono state per davvero) sono divenute il più pesante e volgare sistema di manipolazione della «pubblica opinione». E non si tratta solo di proporzionalismo saltato, né del costo astronomico di un voto (e di un rappresentante eletto) nel mercato della politica, dominato dagli strumenti di comunicazione di massa e dell’inevitabile, conseguente leaderismo nella spettacolarizzazione del potere. In realtà tutti questi sono trucchi grossolani e infantili per prolungare artificialmente la vita a un sistema politico-istituzionale la cui missione non è di formare una volontà popolare sovrana, ma di assecondare e trasmettere ordini di lobby, élite, cosmocrati che rappresentano una casta che consiste nell’1% del 20% della popolazione globale ma detiene la totalità della ricchezza globale privata accumulata.
La gente lo sa e ne prende atto: dalle elezioni è inutile pensare che possa uscire di più di quel che possono dare nell’immediato. Per cui è possibile votare indifferentemente e contemporaneamente per il meno peggio, astenersi, testimoniare un’alterità, premiare il partito che meglio tutela il mio territorio o il mio lavoro, dare fiducia al candidato più simpatico o a quello che credo di conoscere meglio… Ciò non significa che le ragioni del conflitto sociale (sale della democrazia) siano espunte. Né che siano andati perduti le volontà di cambiamento e i desideri di giustizia sociale, inclusione, partecipazione.
Se vogliamo rigenerare un soggetto politico che abbia nell’equità e nella sostenibilità ambientale (come scrive sul manifesto Alberto Asor Rosa) i suoi capisaldi e che voglia anche riattraversare le istituzioni, «laicamente», allora esso dovrà essere prima di tutto «non elettorale», o meglio non esclusivamente né prevalentemente elettorale. Cioè, non un apparato parastatale, ma un «non-partito», nel senso (vedi Flores d’Arcais, sempre sul manifesto di mercoledì) di capace di non vivere di se stesso nel sistema chiuso, autoreferenziale della partitocrazia. Decisive, quindi, sono le forme dalla politica che si praticano, le modalità d’essere che predeterminano gli stessi risultati.
Tempo fa Paul Ginsburg (il manifesto del 3 luglio) diceva che c’erano due possibilità per la ricostruzione di una sinistra politica: una richiede «un lungo lavoro territoriale, scrivere decaloghi di interventi programmatici e di comportamento individuale. Bisogna capire che un nuovo soggetto politico, radicalmente diverso dal passato, ha necessità di tempo per crescere e radicarsi prima di dare frutti (…) accompagnare il lavoro sociale con una costante attenzione all’elaborazione teorica». L’altra scelta è «diametralmente opposta e si basa sull’ammissione che l’attuale sinistra italiana è semplicemente incapace di inventarsi qualcosa di nuovo».
Gruppi e associazioni sparpagliate per il paese, cantieri sociali e officine delle idee nati dentro le pratiche di confitto e portatori di forme di democrazia partecipata, stanno lavorando da tempo per tentare di mettersi in relazione, intrecciare le esperienze, coordinare le proprie agende politiche, sperimentare forme di reciproco ascolto e aiuto. Penso alle molte esperienze di reti e connessioni, di campagne comuni e di mutuo soccorso, di reti territoriali e di vertenze sindacali. È possibile ripartire da qui? «Dalla parte dei senza parte», come ricorda Pezzella, cioè dagli interessi degli «irrapresentabili» nel teatrino della politica istituzionalizzata. Da sotto, dal basso e «da sinistra», se per sinistra intendiamo una forte affezione a un quadro di valori etici e sensibilità sociali. Ritrovare ragioni di stare assieme senza disciplina alcuna che non sia il metodo del consenso. Senza voler produrre identità escludenti. Senza voler imporre alcuna gerarchia predeterminata tra le soggettività, le culture politiche, le idealità e le teorie che muovono individui e movimenti.
A Firenze il 21 e il 22 novembre, si ritroverà un buon numero di associazioni, circoli, gruppi che nel loro piccolo praticano iniziative unitarie di resistenza, di solidarietà civile, di autogestione e che hanno voglia di conoscersi. Per il momento è nata una rete@sinistra. A loro il compito di esplorare un cammino nuovo, anche e principalmente nei modi e nelle forme del fare politica.
martedì 3 novembre 2009
mercoledì 28 ottobre 2009
Appello di Ferrero e Di Pietro per Manifestazione unitaria contro le politiche del governo
La crisi economica sta determinando una sofferenza sociale sempre maggiore. L’aumento della precarietà, la perdita di posti di lavoro, salari e pensioni con cui si fatica ad arrivare a fine mese sono il panorama comune a tutto il Paese. Il Governo invece di intervenire per risolvere questa situazione la aggrava con tagli alla spesa sociale e all’istruzione, con la compressione di salari e pensioni di cui l’attacco al contratto nazionale di lavoro è solo l’ultimo atto. Inoltre, questo Esecutivo si adopera a fomentare la guerra tra i poveri con provvedimenti razzisti e xenofobi sull’immigrazione.
Come se non bastasse, il Governo ha varato provvedimenti come lo scudo fiscale che legalizzano l’evasione fiscale e il malaffare, ha stanziato una quantità enorme di denaro per le banche, per l’acquisto di cacciabombardieri e per grandi opere inutili come il ponte sullo stretto di Messina.
Il Governo contribuisce, quindi, ad aggravare la crisi, difende i poteri forti e parallelamente si adopera per demolire la democrazia italiana portando a compimento la realizzazione del piano della P2 di Licio Gelli. Le proposte di manomissione della Carta Costituzionale si accompagnano ad una quotidiana azione di scardinamento della Costituzione materiale, al tentativo di mettere il bavaglio alla libera informazione, di limitare l’autonomia della Magistratura, di snaturare il ruolo del sindacato e di ridurre al silenzio i lavoratori.
Per contrastare quest’operazione che è allo stesso tempo antidemocratica, fascistoide e socialmente iniqua, riteniamo necessario costruire una risposta politica generale, forte e unitaria. Siamo impegnati a costruire un’opposizione di massa per ripristinare la democrazia nel paese e nei luoghi di lavoro e che obblighi il Governo a cambiare la politica economica e sociale. Ecco perché chiediamo le dimissioni di Berlusconi anche alla luce della sua manifesta indegnità morale a ricoprire l’incarico di Presidente del Consiglio.
E proponiamo a tutte le forze di opposizione di convocare per il prossimo 5 dicembre una manifestazione unitaria contro la politica del Governo e per le chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio.
[Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero - comunicato di Martedì 27 ottobre 2009]
Come se non bastasse, il Governo ha varato provvedimenti come lo scudo fiscale che legalizzano l’evasione fiscale e il malaffare, ha stanziato una quantità enorme di denaro per le banche, per l’acquisto di cacciabombardieri e per grandi opere inutili come il ponte sullo stretto di Messina.
Il Governo contribuisce, quindi, ad aggravare la crisi, difende i poteri forti e parallelamente si adopera per demolire la democrazia italiana portando a compimento la realizzazione del piano della P2 di Licio Gelli. Le proposte di manomissione della Carta Costituzionale si accompagnano ad una quotidiana azione di scardinamento della Costituzione materiale, al tentativo di mettere il bavaglio alla libera informazione, di limitare l’autonomia della Magistratura, di snaturare il ruolo del sindacato e di ridurre al silenzio i lavoratori.
Per contrastare quest’operazione che è allo stesso tempo antidemocratica, fascistoide e socialmente iniqua, riteniamo necessario costruire una risposta politica generale, forte e unitaria. Siamo impegnati a costruire un’opposizione di massa per ripristinare la democrazia nel paese e nei luoghi di lavoro e che obblighi il Governo a cambiare la politica economica e sociale. Ecco perché chiediamo le dimissioni di Berlusconi anche alla luce della sua manifesta indegnità morale a ricoprire l’incarico di Presidente del Consiglio.
E proponiamo a tutte le forze di opposizione di convocare per il prossimo 5 dicembre una manifestazione unitaria contro la politica del Governo e per le chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio.
[Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero - comunicato di Martedì 27 ottobre 2009]
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venerdì 16 ottobre 2009
17 ottobre 2009. Manifestazione Nazionale Antirazzista
Il 7 ottobre del 1989 centinaia di migliaia di persone scendevano in piazza a Roma per la prima grande manifestazione contro il razzismo. Il 24 agosto dello stesso anno a Villa Literno, in provincia di Caserta, era stato ucciso un rifugiato sudafricano, Jerry Essan Masslo.20 anni di distanza, il razzismo non è stato sconfitto, continua a provocare vittime e viene alimentato dalle politiche del governo Berlusconi. Il pacchetto sicurezza approvato dalla maggioranza di centro destra risponde ad un intento persecutorio, introducendo il reato di “immigrazione clandestina” e un complesso di norme che peggiorano le condizioni di vita dei migranti, ne ledono la dignità umana e i diritti fondamentali.
Questa drammatica situazione sta pericolosamente incoraggiando e legittimando nella società la paura e la violenza nei confronti di ogni diversità.Intanto, nel canale di Sicilia, ormai diventato un vero e proprio cimitero marino, continuano a morire centinaia di esseri umani che cercano di raggiungere le nostre coste.
E’ il momento di reagire e costruire insieme una grande risposta di lotta e solidarietà per difendere i diritti di tutte e tutti rifiutando ogni forma di discriminazione e per fermare il dilagare del razzismo.
Pertanto facciamo appello a tutte le associazioni laiche e religiose, alle organizzazioni sindacali, sociali e politiche, a tutti i movimenti a ogni persona a scendere in piazza il 17 ottobre per dare vita ad una grande manifestazione popolare in grado di dare voce e visibilità ai migranti e all’Italia che non accetta il razzismo sulla base di queste parole d’ordine׃
• No al razzismo• Regolarizzazione generalizzata per tutti• Abrogazione del pacchetto sicurezza• Accoglienza e diritti per tutti• No ai respingimenti e agli accordi bilaterali che li prevedono• Rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro• Diritto di asilo per rifugiati e profughi• Chiusura definitiva dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE)• No alla contrapposizione fra italiani e stranieri nell’accesso ai diritti• Diritto al lavoro, alla salute, alla casa e all’istruzione per tutte e tutti• Mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro• Contro ogni forma di discriminazione nei confronti delle persone gay, lesbiche, transgender.• A fianco di tutti i lavoratori e le lavoratrici in lotta per la difesa del posto di lavoro
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martedì 28 luglio 2009
Un Parlamento extraparlamentare
La proposta di Marco Ferrando (Partito comunista dei lavoratori)Dalla rubrica Rosso di Sera de "Il Manifesto" on line
La domanda di unità a sinistra che si esprime in milioni di lavoratori merita un rispetto profondo.Proprio per questo non può essere «usata» dai gruppi dirigenti delle sinistre come leva di una propria autoassoluzione.Dopo quindici anni un ciclo si è chiuso: quel patrimonio di ragioni sociali, che si era raccolto negli anni ’90 attorno al Prc, è stato prima colpito dai governi di centro-sinistra e poi privato di ogni rappresentanza istituzionale in sede nazionale ed europea. La «unità delle sinistre» non è affatto mancata quando Giordano, Diliberto, Salvi, Ferrero votavano uniti come un sol uomo missioni di guerra, regalie alle banche, precarizzazione del lavoro. È mancata quando gli stessi gruppi dirigenti dovevano contendersi, gli uni contro gli altri, il controllo dei rispettivi partiti e la propria sopravvivenza istituzionale. Non è mancata l’unità quando si trattava di colpire la propria base sociale, è mancata quando si trattava di difendere i propri ruoli. Chiedo: possono oggi candidarsi a ricostruire la sinistra quei gruppi dirigenti che l’hanno distrutta? Tutte le vecchie o nuove formule che oggi vengono avanzate nel nome dell’ «unità» («federazioni», «costituenti», ecc.), hanno un punto comune singolare: la permanenza al posto di comando di tutti i responsabili della disfatta. Di più: ogni formula sembra confezionata su misura attorno alla sopravvivenza di ruolo di chi la propugna. In una guerra di tutti contro tutti. Senza alcun bilanciodelle proprie responsabilità e senza alcuna svolta di prospettiva. Il Pcl non è interessato a queste ingegnerie burocratiche: perché non vi sarà via di uscita dalla crisi storica della sinistra senza una svolta radicale di posizioni, programmi, gruppi dirigenti; senza una radicale rottura con il governismo, nazionale e locale; senza il recupero di un programma rivoluzionario che assuma come unico vincolo l’interesse generale dei lavoratori, e non quello della propria autoconservazione di ceto. Per questo il nostro partito assume il cambio di direzione della sinistra italiana come prospettiva della propria costruzione indipendente. Significa forse che non ci interessa l’«unità»? Al contrario. Siamo noi a sfidare all’unità di lotta tuttele sinistre politiche e sindacali. Perché non lavorare insieme ad una proposta di unificazione e radicalizzazione della lotta sociale, a partire dalle aziende in crisi? Perché non batterci insieme in una campagna per la nazionalizzazione, sotto controllo operaio, delle banche e delle aziende che licenziano? Perché non promuovere insieme sul territorio, a partire dal Nord, strutture unitarie di vigilanza operaia e popolare contro il dilagante rondismo xenofobo e la criminalità quotidiana del capitale? Abbiamo avanzato queste e altre proposte unitarie ben prima dell’ultima campagna elettorale, con ripetuti appelli. Ma invano. Forse che l’unità d’azione nella lotta di classe è meno importante del proprio risiko organizzativo?Inoltre rilanciamo con forza la nostra proposta di un «Parlamento dei lavoratori e delle sinistre». Se tutte le sinistre sono estromesse da ogni parlamento, perché non costituire una pubblica tribuna di libero confronto e di unità d’azione? Un «Parlamento delle sinistre», come noi l’intendiamo, salvaguarderebbe la piena autonomia di ogni sua componente; si baserebbe su una libera rappresentanza elettiva, rigorosamente proporzionale, dei diversi soggetti della sinistra, e sul coinvolgimento attivo del loro popolo; favorirebbe la promozione del fronte unico nel movimento reale e anche per questo dovrebbe aprirsi alla partecipazione di tutte le rappresentanze di movimento.Questa proposta ha una caratteristica molto semplice: non tutela alcuna rendita di posizione. Le altre sinistre sono disponibili a mettersi in gioco in un confronto vero, rispettando la democrazia del proprio popolo?
Altri contributi sulle prospettive della sinistra italiana su http://www.ilmanifesto.it/archivi/dibattito-sinistra/
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martedì 21 luglio 2009
Nasce la Federazione della sinistra di alternativa
Dal sito dei Comunisti Italiani:Un simbolo immutabile: la falce e il martello. Ma un nome e una forma politica nuovi: “Federazione della sinistra di alternativa”. Rifondazione Comunista, Comunisti italiani, Socialismo 2000 e associazione della società civile giocano la carta dell'unità. Il percorso si è sviluppato negli ultimi mesi. Prima la Lista unitaria alle Europee, poi l'appello “Per un nuovo inizio” lanciato su internet, infine, sabato 18 luglio, un'assemblea nel centro congressi Frentani di Roma, che avvia il processo costituente. A fine ottobre, primi di novembre, l'appuntamento che sancirà la nascita della Federazione.
“La sfida è riuscire a costruire un nuovo modo di stare insieme, per evitare che le poche cose che non condividiamo ci obblighino a rompere, come è stato in passato”, ha detto il segretario del Prc, Paolo Ferrero ad una platea gremita di militanti, dopo un dibattito durato circa sette ore.
Il progetto vede coinvolto anche Cesare Salvi: “Socialismo 2000 - ha detto Salvi - partecipa con convinzione a un progetto federativo in cui sono rispettate le diverse identità, anche di associazioni e società civile”.
“La sfida è riuscire a costruire un nuovo modo di stare insieme, per evitare che le poche cose che non condividiamo ci obblighino a rompere, come è stato in passato”, ha detto il segretario del Prc, Paolo Ferrero ad una platea gremita di militanti, dopo un dibattito durato circa sette ore.
Il progetto vede coinvolto anche Cesare Salvi: “Socialismo 2000 - ha detto Salvi - partecipa con convinzione a un progetto federativo in cui sono rispettate le diverse identità, anche di associazioni e società civile”.
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martedì 14 luglio 2009
mercoledì 8 luglio 2009
Manifestazione contro gli inceneritori nella Valle del Sacco

Comunicato dalla Rete per la Tutela della Valle del Sacco:
Nella Valle del Sacco, tra le provincie di Roma e Frosinone, a distanza di poco più di 10 km l'uno dall'altro, ci sono due inceneritori di rifiuti: a Colleferro vengono bruciati rifiuti urbani nell'impianto del Consorzio Gaia, ad Anagni pneumatici nell'impianto della Marangoni Spa, che ha intenzione di bruciare anche il car-fluff, consistente di detriti non metallici di autoveicoli rottamati.
La presenza di così tanti impianti a combustione nel Lazio (non dimentichiamo, infatti, quelli previsti a Malagrotta e ad Albano), attualmente e sempre di più in futuro, deriva dal vantaggio economico, per i titolari degli inceneritori, di usufruire di cospicui finanziamenti prelevati dalla bolletta dell'energia elettrica dei cittadini, il famoso contributo CIP6.
Caratteristica solo italiana, il CIP6 rappresenta l'unica ragione economica a legittimare gli antieconomici inceneritori.
Così i cittadini pagano di tasca propria la condanna a convivere con impianti che provocano gravi patologie e un serissimo inquinamento dell'ambiente, in un territorio che già per decenni ha subito il dissesto idrico, atmosferico e geologico. Ad essere colpiti sono tanto i cittadini residenti a ridosso degli impianti quanto quelli che ne vivono lontani, perché le emissioni atmosferiche, in particolare di nanoparticelle, agiscono su di un raggio di decine di km.
E' per questo che i cittadini della Valle si uniscono alle vertenze ambientaliste del resto del Lazio in una manifestazione di protesta contro qualsiasi impianto di incenerimento, che è una forma nociva, antieconomica, inefficace di smaltimento dei rifiuti a fronte di un beneficio occupazionale insignificante.
L'appuntamento per la manifestazione è per SABATO 11 LUGLIO alle ore 9.30 ad ANAGNI in località Osteria della Fontana (Piazza San Giuseppe).
Programma:
9.30 - ritrovo in piazza San Giuseppe e presentazione delle Associazione promotrici della manifestazione
10.00 - marcia ecologica fino allo stabilimento Marangoni e ritorno al presidio in piazza San Giuseppe
12.15 - assemblea pubblica dei cittadini
13.30 - pranzo sociale
Nel pomeriggio fino a sera musica e ristoro equo-solidale
Resterà aperto per tutta la giornata lo spazio informativo presso il presidio, nel quale si potrà conoscere e firmare la legge popolare per il contropiano regionale dei rifiuti, che ripudia l'incenerimento offrendo soluzioni alternative, promossa dall'associazione Non Bruciamoci il Futuro (http://www.nonbruciamocilfuturo.org/).
Sono invitati tutti i cittadini, allevatori ed agricoltori, medici, sindacati, amministratori e organi di informazione.
Nella Valle del Sacco, tra le provincie di Roma e Frosinone, a distanza di poco più di 10 km l'uno dall'altro, ci sono due inceneritori di rifiuti: a Colleferro vengono bruciati rifiuti urbani nell'impianto del Consorzio Gaia, ad Anagni pneumatici nell'impianto della Marangoni Spa, che ha intenzione di bruciare anche il car-fluff, consistente di detriti non metallici di autoveicoli rottamati.
La presenza di così tanti impianti a combustione nel Lazio (non dimentichiamo, infatti, quelli previsti a Malagrotta e ad Albano), attualmente e sempre di più in futuro, deriva dal vantaggio economico, per i titolari degli inceneritori, di usufruire di cospicui finanziamenti prelevati dalla bolletta dell'energia elettrica dei cittadini, il famoso contributo CIP6.
Caratteristica solo italiana, il CIP6 rappresenta l'unica ragione economica a legittimare gli antieconomici inceneritori.
Così i cittadini pagano di tasca propria la condanna a convivere con impianti che provocano gravi patologie e un serissimo inquinamento dell'ambiente, in un territorio che già per decenni ha subito il dissesto idrico, atmosferico e geologico. Ad essere colpiti sono tanto i cittadini residenti a ridosso degli impianti quanto quelli che ne vivono lontani, perché le emissioni atmosferiche, in particolare di nanoparticelle, agiscono su di un raggio di decine di km.
E' per questo che i cittadini della Valle si uniscono alle vertenze ambientaliste del resto del Lazio in una manifestazione di protesta contro qualsiasi impianto di incenerimento, che è una forma nociva, antieconomica, inefficace di smaltimento dei rifiuti a fronte di un beneficio occupazionale insignificante.
L'appuntamento per la manifestazione è per SABATO 11 LUGLIO alle ore 9.30 ad ANAGNI in località Osteria della Fontana (Piazza San Giuseppe).
Programma:
9.30 - ritrovo in piazza San Giuseppe e presentazione delle Associazione promotrici della manifestazione
10.00 - marcia ecologica fino allo stabilimento Marangoni e ritorno al presidio in piazza San Giuseppe
12.15 - assemblea pubblica dei cittadini
13.30 - pranzo sociale
Nel pomeriggio fino a sera musica e ristoro equo-solidale
Resterà aperto per tutta la giornata lo spazio informativo presso il presidio, nel quale si potrà conoscere e firmare la legge popolare per il contropiano regionale dei rifiuti, che ripudia l'incenerimento offrendo soluzioni alternative, promossa dall'associazione Non Bruciamoci il Futuro (http://www.nonbruciamocilfuturo.org/).
Sono invitati tutti i cittadini, allevatori ed agricoltori, medici, sindacati, amministratori e organi di informazione.
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