martedì 28 luglio 2009

Un Parlamento extraparlamentare

La proposta di Marco Ferrando (Partito comunista dei lavoratori)
Dalla rubrica Rosso di Sera de "Il Manifesto" on line

La domanda di unità a sinistra che si esprime in milioni di lavoratori merita un rispetto profondo.Proprio per questo non può essere «usata» dai gruppi dirigenti delle sinistre come leva di una propria autoassoluzione.Dopo quindici anni un ciclo si è chiuso: quel patrimonio di ragioni sociali, che si era raccolto negli anni ’90 attorno al Prc, è stato prima colpito dai governi di centro-sinistra e poi privato di ogni rappresentanza istituzionale in sede nazionale ed europea. La «unità delle sinistre» non è affatto mancata quando Giordano, Diliberto, Salvi, Ferrero votavano uniti come un sol uomo missioni di guerra, regalie alle banche, precarizzazione del lavoro. È mancata quando gli stessi gruppi dirigenti dovevano contendersi, gli uni contro gli altri, il controllo dei rispettivi partiti e la propria sopravvivenza istituzionale. Non è mancata l’unità quando si trattava di colpire la propria base sociale, è mancata quando si trattava di difendere i propri ruoli. Chiedo: possono oggi candidarsi a ricostruire la sinistra quei gruppi dirigenti che l’hanno distrutta? Tutte le vecchie o nuove formule che oggi vengono avanzate nel nome dell’ «unità» («federazioni», «costituenti», ecc.), hanno un punto comune singolare: la permanenza al posto di comando di tutti i responsabili della disfatta. Di più: ogni formula sembra confezionata su misura attorno alla sopravvivenza di ruolo di chi la propugna. In una guerra di tutti contro tutti. Senza alcun bilanciodelle proprie responsabilità e senza alcuna svolta di prospettiva. Il Pcl non è interessato a queste ingegnerie burocratiche: perché non vi sarà via di uscita dalla crisi storica della sinistra senza una svolta radicale di posizioni, programmi, gruppi dirigenti; senza una radicale rottura con il governismo, nazionale e locale; senza il recupero di un programma rivoluzionario che assuma come unico vincolo l’interesse generale dei lavoratori, e non quello della propria autoconservazione di ceto. Per questo il nostro partito assume il cambio di direzione della sinistra italiana come prospettiva della propria costruzione indipendente. Significa forse che non ci interessa l’«unità»? Al contrario. Siamo noi a sfidare all’unità di lotta tuttele sinistre politiche e sindacali. Perché non lavorare insieme ad una proposta di unificazione e radicalizzazione della lotta sociale, a partire dalle aziende in crisi? Perché non batterci insieme in una campagna per la nazionalizzazione, sotto controllo operaio, delle banche e delle aziende che licenziano? Perché non promuovere insieme sul territorio, a partire dal Nord, strutture unitarie di vigilanza operaia e popolare contro il dilagante rondismo xenofobo e la criminalità quotidiana del capitale? Abbiamo avanzato queste e altre proposte unitarie ben prima dell’ultima campagna elettorale, con ripetuti appelli. Ma invano. Forse che l’unità d’azione nella lotta di classe è meno importante del proprio risiko organizzativo?Inoltre rilanciamo con forza la nostra proposta di un «Parlamento dei lavoratori e delle sinistre». Se tutte le sinistre sono estromesse da ogni parlamento, perché non costituire una pubblica tribuna di libero confronto e di unità d’azione? Un «Parlamento delle sinistre», come noi l’intendiamo, salvaguarderebbe la piena autonomia di ogni sua componente; si baserebbe su una libera rappresentanza elettiva, rigorosamente proporzionale, dei diversi soggetti della sinistra, e sul coinvolgimento attivo del loro popolo; favorirebbe la promozione del fronte unico nel movimento reale e anche per questo dovrebbe aprirsi alla partecipazione di tutte le rappresentanze di movimento.Questa proposta ha una caratteristica molto semplice: non tutela alcuna rendita di posizione. Le altre sinistre sono disponibili a mettersi in gioco in un confronto vero, rispettando la democrazia del proprio popolo?
Altri contributi sulle prospettive della sinistra italiana su http://www.ilmanifesto.it/archivi/dibattito-sinistra/

martedì 21 luglio 2009

Nasce la Federazione della sinistra di alternativa

Dal sito dei Comunisti Italiani:

Un simbolo immutabile: la falce e il martello. Ma un nome e una forma politica nuovi: “Federazione della sinistra di alternativa”. Rifondazione Comunista, Comunisti italiani, Socialismo 2000 e associazione della società civile giocano la carta dell'unità. Il percorso si è sviluppato negli ultimi mesi. Prima la Lista unitaria alle Europee, poi l'appello “Per un nuovo inizio” lanciato su internet, infine, sabato 18 luglio, un'assemblea nel centro congressi Frentani di Roma, che avvia il processo costituente. A fine ottobre, primi di novembre, l'appuntamento che sancirà la nascita della Federazione.
“La sfida è riuscire a costruire un nuovo modo di stare insieme, per evitare che le poche cose che non condividiamo ci obblighino a rompere, come è stato in passato”, ha detto il segretario del Prc, Paolo Ferrero ad una platea gremita di militanti, dopo un dibattito durato circa sette ore.
Il progetto vede coinvolto anche Cesare Salvi: “Socialismo 2000 - ha detto Salvi - partecipa con convinzione a un progetto federativo in cui sono rispettate le diverse identità, anche di associazioni e società civile”.

mercoledì 8 luglio 2009

Manifestazione contro gli inceneritori nella Valle del Sacco


Comunicato dalla Rete per la Tutela della Valle del Sacco:

Nella Valle del Sacco, tra le provincie di Roma e Frosinone, a distanza di poco più di 10 km l'uno dall'altro, ci sono due inceneritori di rifiuti: a Colleferro vengono bruciati rifiuti urbani nell'impianto del Consorzio Gaia, ad Anagni pneumatici nell'impianto della Marangoni Spa, che ha intenzione di bruciare anche il car-fluff, consistente di detriti non metallici di autoveicoli rottamati.

La presenza di così tanti impianti a combustione nel Lazio (non dimentichiamo, infatti, quelli previsti a Malagrotta e ad Albano), attualmente e sempre di più in futuro, deriva dal vantaggio economico, per i titolari degli inceneritori, di usufruire di cospicui finanziamenti prelevati dalla bolletta dell'energia elettrica dei cittadini, il famoso contributo CIP6.
Caratteristica solo italiana, il CIP6 rappresenta l'unica ragione economica a legittimare gli antieconomici inceneritori.
Così i cittadini pagano di tasca propria la condanna a convivere con impianti che provocano gravi patologie e un serissimo inquinamento dell'ambiente, in un territorio che già per decenni ha subito il dissesto idrico, atmosferico e geologico. Ad essere colpiti sono tanto i cittadini residenti a ridosso degli impianti quanto quelli che ne vivono lontani, perché le emissioni atmosferiche, in particolare di nanoparticelle, agiscono su di un raggio di decine di km.

E' per questo che i cittadini della Valle si uniscono alle vertenze ambientaliste del resto del Lazio in una manifestazione di protesta contro qualsiasi impianto di incenerimento, che è una forma nociva, antieconomica, inefficace di smaltimento dei rifiuti a fronte di un beneficio occupazionale insignificante.

L'appuntamento per la manifestazione è per SABATO 11 LUGLIO alle ore 9.30 ad ANAGNI in località Osteria della Fontana (Piazza San Giuseppe).

Programma:
9.30 - ritrovo in piazza San Giuseppe e presentazione delle Associazione promotrici della manifestazione
10.00 - marcia ecologica fino allo stabilimento Marangoni e ritorno al presidio in piazza San Giuseppe
12.15 - assemblea pubblica dei cittadini
13.30 - pranzo sociale
Nel pomeriggio fino a sera musica e ristoro equo-solidale
Resterà aperto per tutta la giornata lo spazio informativo presso il presidio, nel quale si potrà conoscere e firmare la legge popolare per il contropiano regionale dei rifiuti, che ripudia l'incenerimento offrendo soluzioni alternative, promossa dall'associazione Non Bruciamoci il Futuro (http://www.nonbruciamocilfuturo.org/).

Sono invitati tutti i cittadini, allevatori ed agricoltori, medici, sindacati, amministratori e organi di informazione.


Per informazioni:
http://www.retuvasa.org/
retuvasa@gmail.com