Siamo molto preoccupati e, per questo, molto incazzati, indignati. E ci ribelliamo
di Giovanni Russo Spena
editoriale su www.liberazione.it
La democrazia costituzionale, della cui crisi Liberazione ha fornito un paradigma interpretativo di contesto storico, sembra, ormai, svanita nello stato di eccezione permanente. Il decreto “salva liste Pdl” dimostra l’incompatibilità strutturale del berlusconismo con il sistema delle regole. L’impermeabilità alla stessa civiltà politica. Ci troviamo di fronte a un macroscopico abuso di potere della impunità (come ha scritto l’Economist, non Liberazione). Quando il sistema delle regole viene, per i potenti e solo per i potenti, subordinato alla “sostanza” (come ha affermato Schifani, seconda carica dello Stato, mentre Fini, terza carica dello Stato, questa volta ha taciuto), emerge il vero fondamento della politica delle destre: il plebiscitarismo populista che frantuma ogni sistema normativo che si frappone al rapporto fra il capo supremo e il popolo, considerato massa amorfa e inerte. Siamo giunti ad una forma fascistica della irriducibilità del potere alle regole della convivenza civile. E sono fasciste le parole di La Russa, Alemanno, Polverini, la tentazione della piazza per salvare interessi di parte. E’ un punto delicatissimo: le norme elettorali, che governano la formazione della rappresentanza, cioè della sovranità popolare, sono indisponibili per interpretazioni di parte. E’ stato scritto un precedente di gravità assoluta che trasforma la democrazia, nei comportamenti quotidiani, in procedura marginale che può essere relativizzata. Da oggi muta la percezione del rapporto tra cittadinanza e statualità: perché mai una ragazza che si presenta ad un concorso dovrebbe essere esclusa per errori nelle procedure richieste per l’ammissione? A questo livello di illegalità costituzionale occorrerebbe rispondere, se ne avessimo la forza, con il livello della disobbedienza civile organizzata. Occorrerebbe anche aprire una riflessione sui frutti amari a cui ci ha portato l’imposizione del sistema maggioritario con questa crisi devastante del bipolarismo. Spiace che il presidente della Repubblica, massimo garante della legittimità costituzionale, si sia piegato alle minacce fasciste di Berlusconi: la pavidità dei liberali e la sottovalutazione degli sfregi allo stato di diritto sono state, nella storia, spesso molto perniciose. Questo abuso di potere non è altra cosa rispetto all’emergenzialismo che nutre ogni atto della politica del governo: dalla scelta nucleare, alla privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni, dalle leggi razziali alla concezione del “fare” come espressione della gerarchia aziendale che si vuole imporre al vertice del Paese. E’ il medesimo assolutismo padronale che, di fatto, abroga l’art. 1 della Costituzione, il lavoro come fondativo della democrazia repubblicana, attuato attraverso la norma approvata dalla maggioranza in Parlamento che calpesta processo del lavoro, statuto dei diritti dei lavoratori, leggi e contratti collettivi. Siamo solidali con Ferrero e Fantozzi che sono, per questo, in sciopero della fame, lotta per la democrazia, per le libertà e lotte sociali sono, nell’attuale grave contesto, più che mai indivisibili.
Visualizzazione post con etichetta popolo delle libertà. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta popolo delle libertà. Mostra tutti i post
lunedì 8 marzo 2010
sabato 15 marzo 2008
Coincidenze
Dal "Piano di rinascita democratica", della loggia P2, sequestrato nel luglio 1982, all’aeroporto di Fiumicino, nel sottofondo malamente camuffato di una valigia di Maria Grazia Gelli, figlia di Licio, che stava tornando in Italia da Nizza. Il documento è databile attorno al 1976:
PROCEDIMENTI
1) Nei confronti del mondo politico occorre:
a) selezionare gli uomini - anzitutto - ai quali puo' essere affidato il compito di promuovere la rivitalizzazione di ciacuna rispettiva parte politica (per il PSI, ad esempio, Mancini, Mariani e Craxi; per il PRI: Visentini e Bandiera; per il PSDI: Orlandi e Amidei; per la DC: Andreotti, Piccoli, Forlani, Gullotti e Bisaglia; per il PLI: Cottone e Quilleri; per la Destra Nazionale (eventualmente): Covelli);
b) in secondo luogo valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilita' esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica;
c) in caso di risposta affermativa, affidare ai prescelti gli strumenti finanziari sufficienti -con i dovuti controlli- a permettere loro di acquisire il predominio nei rispettivi partiti;
d) in caso di risposta negativa usare gli strumenti finanziari stessi per l'immediata nascita di due movimenti: l'uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l'altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale). Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della societa' civile [...]
Per leggere il testo integrale: clicca qui
PROCEDIMENTI
1) Nei confronti del mondo politico occorre:
a) selezionare gli uomini - anzitutto - ai quali puo' essere affidato il compito di promuovere la rivitalizzazione di ciacuna rispettiva parte politica (per il PSI, ad esempio, Mancini, Mariani e Craxi; per il PRI: Visentini e Bandiera; per il PSDI: Orlandi e Amidei; per la DC: Andreotti, Piccoli, Forlani, Gullotti e Bisaglia; per il PLI: Cottone e Quilleri; per la Destra Nazionale (eventualmente): Covelli);
b) in secondo luogo valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilita' esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica;
c) in caso di risposta affermativa, affidare ai prescelti gli strumenti finanziari sufficienti -con i dovuti controlli- a permettere loro di acquisire il predominio nei rispettivi partiti;
d) in caso di risposta negativa usare gli strumenti finanziari stessi per l'immediata nascita di due movimenti: l'uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l'altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale). Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della societa' civile [...]
Per leggere il testo integrale: clicca qui
Etichette:
destra,
p2,
partito democratico,
popolo delle libertà,
sinistra
sabato 16 febbraio 2008
La censura dei mass media nei confronti della Sinistra Arcobaleno
Riporto due articoli pubblicati da Liberazione (del 16 febbraio 2008) che riguardano l'atteggiamento censorio delle testate giornalistiche nei confronti de "La Sinistra, L'Arcobaleno". Il primo è una lettera-denuncia inviata ai direttori delle maggiori televisioni nazionali dagli esponenti del movimento ("La Sinistra - l'Arcobaleno" accusa:«Siamo censurati dai mass media»); il secondo è uno stralcio dell'intervento di Rina Gagliardi (Riuscirà la sinistra a impedire che Silvio e Walter trasformino l'Italia in provincia americana?) sul sostegno di stampa e tv alla prospettiva del bipartitismo costruito su due forze simili e della semplificazione di ogni complessità della politica.
"La Sinistra - l'Arcobaleno" accusa:«Siamo censurati dai mass media»
"Caro direttore", comincia così la lettera denuncia inviata ai direttori delle maggiori televisioni nazionali dagli esponenti de "la Sinistra l'Arcobaleno". Una lettera appunto che denuncia. Denuncia una censura ingiustificata e ingiustificabile che è di fatto in atto nei confronti della nuova formazione politica che riunisce le forze della Sinistra (Rifondazione, Sd, Pdci e Verdi) e che non trova spazio nei maggiori tg o nelle trasmssioni di maggior ascolto. Inoltre - sottolinea "la Sinistra l'Arcobaleno" - «è da tempo invalsa l'abitudine, nei Tg, nei "talk show" e nelle trasmissioni d'intrattenimento dedicate alla politica, di riferirsi alle forze della Sinistra definendole sbrigativamente "sinistra radicale", "sinistra massimalista", etc.». Ma non è così. «Facciamo presente - chiariscono ancora in una nota gli esponenti della Sinistra l'Arcobaleno - che la lista unitaria della Sinistra ha una denominazione precisa, "la Sinistra l'Arcobaleno", e un simbolo, quello che gli elettori troveranno sulla scheda elettorale. Riteniamo che riferirsi alla lista della Sinistra adoperando la sua denominazione sia pertanto il solo modo di fornire un'informazione corretta e un utile servizio agli elettori».Inoltre, è chiaro, che la denuncia vale per tutto un sistema in sé. Un sistema mediatico che sta esattamente non rispondendo in modo corretto non solo alle regole che debbono valere in campagna elettorale, ma che presenta in un modo piuttosto incongruo soprattutto "questa" campagna elettorale. Proporla ai più come una competizione limitata ai due partiti principali a uno scontro frontale Berlusconi-Veltroni non è affatto corretto. Infatti la sfida non è "a due". E' di ieri la notizia che Mastella correrà quasi sicuramente da solo. E così Casini dovrà ancora sciogliere il nodo se si presenterà con Berlusconi o no. E comunque sono ben dieci i simboli che gli elettori si ritroveranno sulle schede. «Com'è noto - scrivono ancora gli esponenti della Sinistra - le forze politiche principali e i rispettivi candidati in campo sono per ora almeno tre, ed è probabile che diventino quattro nelle prossime ore. In questa situazione, fingere di trovarsi in un sistema bipartitico e concentrare l'attenzione sulla "sfida" tra i due partiti considerati maggiori significherebbe fornire un'informazione fortemente imprecisa e condizionare pesantemente quella che deve restare una limpida competizione elettorale tra diverse forze e diversi candidati».
Riuscirà la sinistra a impedire che Silvio e Walter trasformino l'Italia in provincia americana?
Tv, Radio e grandi quotidiani (salvo lodevoli eccezioni) informano indefessamente di ciò che dicono e propongono i due protagonisti della campagna elettorale, Veltroni e Berlusconi. Siamo già all'ossessione, alla coazione a ripetere. Come se, il 13 e 14 aprile, fossero soltanto due le formazioni politiche tra cui scegliere, Pd e Pdl. O come se fossimo già al bipartitismo americano e la gara finale tra Walter Obama e Silvio McCain fosse già in corso. Ecco il primo scandalo che ci permettiamo di segnalare (e che comunque un po' ci fa infuriare): a tutte le altre forze politiche, quelle "non veltroniane" e "non berlusconiane", viene riservato un trattamento da figli di un dio minore. Compresi, a destra e a sinistra, l'uso terroristico e iperpropagandistico dei sondaggi (l'altro giorno, il giornale di Berlusconi apriva con un titolo a tutta pagina, "Da solo, l'Udc al 2,9 per cento". Quale notizia di millimetrica precisione, a più di due mesi dal voto effettivo!), che son diventati ormai l'altra ossessione (per nulla innocente) del berlusconismo dominante. Il fatto è che in queste elezioni la posta in palio non si limita alla scelta, ovvia, dei vincitori e dei perdenti: essa contiene, fin dall'inizio, un fattore "formale", di carattere però decisivo, che possiamo battezzare SP, Sistema Politico. Dopo Pasqua, cioè, l'elettorato italiano non dovrà decidere soltanto se è venuto il momento (o no, come si spera) di far tornare il Cavaliere, per la terza volta, alla guida di questo Paese: dovrà anche decidere se accetta e fa propria la "Grande Semplificazione" che viene prospettata da molti. Dal Cavaliere stesso, in primis, con la sua insistita litania sul voto a due e l'inutilità assoluta dei nanetti. Dalla scelta di corsa solitaria (benché in compagnia dipietrista) del Pd. Dal coro mediatico quotidiano, nonché da quei grandi potentati che da un pezzo sono orientati a ridurre il più possibile il peso e la forza della politica, intesa come strumento di autoorganizzazione di massa. Dunque, lo scontro è a questa altezza, e a questa altezza bisogna collocarlo. Non diremo, no, che è in atto una "congiura" volta alla cancellazione della sinistra politica dalle istituzioni - siamo non da oggi refrattari ad ogni ipotesi complottista. Ma ce la sentiamo di dire che per molti l'obiettivo dichiarato è anche questo: cancellare l'anomalia italiana e far somigliare il Belpaese, come dice il nostro segretario Franco Giordano, "a una provincia americana". [...]
"La Sinistra - l'Arcobaleno" accusa:«Siamo censurati dai mass media»
"Caro direttore", comincia così la lettera denuncia inviata ai direttori delle maggiori televisioni nazionali dagli esponenti de "la Sinistra l'Arcobaleno". Una lettera appunto che denuncia. Denuncia una censura ingiustificata e ingiustificabile che è di fatto in atto nei confronti della nuova formazione politica che riunisce le forze della Sinistra (Rifondazione, Sd, Pdci e Verdi) e che non trova spazio nei maggiori tg o nelle trasmssioni di maggior ascolto. Inoltre - sottolinea "la Sinistra l'Arcobaleno" - «è da tempo invalsa l'abitudine, nei Tg, nei "talk show" e nelle trasmissioni d'intrattenimento dedicate alla politica, di riferirsi alle forze della Sinistra definendole sbrigativamente "sinistra radicale", "sinistra massimalista", etc.». Ma non è così. «Facciamo presente - chiariscono ancora in una nota gli esponenti della Sinistra l'Arcobaleno - che la lista unitaria della Sinistra ha una denominazione precisa, "la Sinistra l'Arcobaleno", e un simbolo, quello che gli elettori troveranno sulla scheda elettorale. Riteniamo che riferirsi alla lista della Sinistra adoperando la sua denominazione sia pertanto il solo modo di fornire un'informazione corretta e un utile servizio agli elettori».Inoltre, è chiaro, che la denuncia vale per tutto un sistema in sé. Un sistema mediatico che sta esattamente non rispondendo in modo corretto non solo alle regole che debbono valere in campagna elettorale, ma che presenta in un modo piuttosto incongruo soprattutto "questa" campagna elettorale. Proporla ai più come una competizione limitata ai due partiti principali a uno scontro frontale Berlusconi-Veltroni non è affatto corretto. Infatti la sfida non è "a due". E' di ieri la notizia che Mastella correrà quasi sicuramente da solo. E così Casini dovrà ancora sciogliere il nodo se si presenterà con Berlusconi o no. E comunque sono ben dieci i simboli che gli elettori si ritroveranno sulle schede. «Com'è noto - scrivono ancora gli esponenti della Sinistra - le forze politiche principali e i rispettivi candidati in campo sono per ora almeno tre, ed è probabile che diventino quattro nelle prossime ore. In questa situazione, fingere di trovarsi in un sistema bipartitico e concentrare l'attenzione sulla "sfida" tra i due partiti considerati maggiori significherebbe fornire un'informazione fortemente imprecisa e condizionare pesantemente quella che deve restare una limpida competizione elettorale tra diverse forze e diversi candidati».
Riuscirà la sinistra a impedire che Silvio e Walter trasformino l'Italia in provincia americana?
Tv, Radio e grandi quotidiani (salvo lodevoli eccezioni) informano indefessamente di ciò che dicono e propongono i due protagonisti della campagna elettorale, Veltroni e Berlusconi. Siamo già all'ossessione, alla coazione a ripetere. Come se, il 13 e 14 aprile, fossero soltanto due le formazioni politiche tra cui scegliere, Pd e Pdl. O come se fossimo già al bipartitismo americano e la gara finale tra Walter Obama e Silvio McCain fosse già in corso. Ecco il primo scandalo che ci permettiamo di segnalare (e che comunque un po' ci fa infuriare): a tutte le altre forze politiche, quelle "non veltroniane" e "non berlusconiane", viene riservato un trattamento da figli di un dio minore. Compresi, a destra e a sinistra, l'uso terroristico e iperpropagandistico dei sondaggi (l'altro giorno, il giornale di Berlusconi apriva con un titolo a tutta pagina, "Da solo, l'Udc al 2,9 per cento". Quale notizia di millimetrica precisione, a più di due mesi dal voto effettivo!), che son diventati ormai l'altra ossessione (per nulla innocente) del berlusconismo dominante. Il fatto è che in queste elezioni la posta in palio non si limita alla scelta, ovvia, dei vincitori e dei perdenti: essa contiene, fin dall'inizio, un fattore "formale", di carattere però decisivo, che possiamo battezzare SP, Sistema Politico. Dopo Pasqua, cioè, l'elettorato italiano non dovrà decidere soltanto se è venuto il momento (o no, come si spera) di far tornare il Cavaliere, per la terza volta, alla guida di questo Paese: dovrà anche decidere se accetta e fa propria la "Grande Semplificazione" che viene prospettata da molti. Dal Cavaliere stesso, in primis, con la sua insistita litania sul voto a due e l'inutilità assoluta dei nanetti. Dalla scelta di corsa solitaria (benché in compagnia dipietrista) del Pd. Dal coro mediatico quotidiano, nonché da quei grandi potentati che da un pezzo sono orientati a ridurre il più possibile il peso e la forza della politica, intesa come strumento di autoorganizzazione di massa. Dunque, lo scontro è a questa altezza, e a questa altezza bisogna collocarlo. Non diremo, no, che è in atto una "congiura" volta alla cancellazione della sinistra politica dalle istituzioni - siamo non da oggi refrattari ad ogni ipotesi complottista. Ma ce la sentiamo di dire che per molti l'obiettivo dichiarato è anche questo: cancellare l'anomalia italiana e far somigliare il Belpaese, come dice il nostro segretario Franco Giordano, "a una provincia americana". [...]
Etichette:
elezioni,
mass media,
partito democratico,
popolo delle libertà,
sinistra,
stampa
Iscriviti a:
Post (Atom)